Let’s tag the Reichstag
davideorecchio
Pubblicato il 19 maggio 2012
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Questo, della rinascita e della resurrezione, per noi bianconeri è il primo scudetto social. Il primo di cui postare foto su bacheche Facebook e Instagram, il primo del quale bloggare e twittare, condividere, premere like, attivare playlist su YouTube, creare hashtag fantasiosi, organizzare incursioni impavide sulle bacheche di amici romanisti, interisti, milanisti eccetera eccetera. Ai tempi delle ultime vittorie il web italiano non era ancora social. Ma adesso sì. E si becca il tripudio dei gobbi.
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Crescono borse sotto agli occhi che assomigliano alla spessa corteccia dell’amato limone qua fuori. Non mi dispiace affatto. Hanno un che di autorevole e pacificato.
Cara Giulia,
hai ragione a ricordare che il nostro ultimo incontro l’incontro del Forte (fuori del Forte) fu più freddo di quanto non fosse necessario e più crudele di quanto non bisognasse. Crudele da parte tua senza dubbio ma anche da parte mia ostinato nel mio silenzio nel mio ascolto. Hai ragione a ricordare il mio silenzio neanch’io l’ho scordato. Forse non ti eri accorta però che io ero paralizzato. I tuoi amici ti chiamavano dentro e tu già volevi scappare ma io speravo solo che la tortura continuasse. Che almeno continuasse. Che tu restassi con me per una parola ancora per un’altra crudeltà. Non volevo altro quella sera al Forte che restare tua vittima e che restassi mia vittima. Ma poi i tuoi amici vinsero Claudia se non ricordo male quella bionda e bassa venne a prenderti e tu sei entrata con lei e io rimasi fuori del Forte e non ci parlammo più. Devo ammettere che l’altra notte voglio dire nell’altra lettera la prima che ti ho mandato mi sono fatto prendere un po’ la mano ti sono sembrato forse un po’ euforico ma ero spaventato Giulia e sì certo anche euforico però soprattutto spaventato così mi sono fatto prendere la mano e non ti ho raccontato tante cose ho ancora tanto da raccontarti.
Ha detto il mio amico e vicino di casa che su internet tutto è veloce (a parte me e il mio modem a 14k) che la comunicazione è rapida e le lettere elettroniche pure ma io non ci riesco Giulia ad essere veloce e conciso scrivendoti sono troppo felice di scriverti di sapere che mi leggerai che forse mi risponderai. Ho pensato tanto a te nell’ultimo anno non c’è stato giorno che non abbia pensato a te. Così ho accumulato molto da dire da scrivere che non posso essere conciso. L’ultima volta che ci siamo visti senza parlarci ossia che io mi sono fatto vedere da te dopo averti visto lungamente è stato ricordi un mese fa alla manifestazione a Ponte Galeria. Ma quello non conta ce ne sono state tante di volte così. Penso invece che l’ultima importante loquace e spezzante perché da allora non ci siamo più visti nel senso di parlati e visti volta sia stato un anno fa esattamente un anno fa appunto al Forte (fuori del Forte). Ricordo cosa mi dicesti. Dicesti: mi stai facendo impazzire. Mi angosci dicesti. Dicesti: mi togli il respiro. Non seguirmi più dicesti (implorasti)
L’ho trovato sullo scaffale del super e non ho resistito. Non incontravo un flacone di panna spray dai tardi anni 70. L’ho sempre amato, il flacone di panna spray. In tutto questo tempo non è cambiato neanche un po’. Dopo il caramba che sorpresa ci tengo ad allegare un paio di istruzioni per l’uso. La panna spray non si adopera per adornare torte o fragole. Le istruzioni sul flacone sono fuorvianti. La panna spray va consumata così com’è. Basta accostare l’erogatore alla bocca bene aperta e premere il pulsante. Ingerire brevi sorsi di spuma per assaporarla come si deve. Come in un bacio francese. L’operazione va compiuta in cucina e in solitudine, meglio se al riparo dello sportello del frigo. Meglio se nel tardo pomeriggio. Il flacone dev’essere consumato entro 24 ore. Tenere a portata di mano una bustina di tisana per il successivo mal di pancia. Have fun.
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