Helena Janeczek “sceglie” Città distrutte
davideorecchio
Pubblicato il 15 maggio 2012
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Paolo Giovannetti, su La Lettura del Corriere della Sera, 6 maggio, segnala tra i tre migliori libri dell’anno Città distrutte. Sei biografie infedeli.
Su Left-Avvenimenti, 4 maggio 2012: E se provassimo a combattere la finzione – oggi sempre più pervasiva – con altra finzione? Se contrapponessimo al falso, sempre ingannevole, un finto però consapevole, dichiarato come tale? Anch’essa è una strategia di resistenza. Città distrutte. Sei biografie infedeli (Gaffi) dell’esordiente Davide Orecchio ci propone sei false biografie, altrettante storie di uomini e donne inventati ma ricorrendo a materiali d’archivio e a fonti documentarie vere. Perché Orecchio ha voluto intitolarlo Città distrutte? Non nel senso di Austerlitz di W.G.Sebald, in cui si diceva che la distruzione è un destino della città moderna. La risposta allora va cercata in quello che dice la poetessa Betta Rauch, soggetto di una delle biografie: «Sono una città distrutta. Se Dio vuole, la storia è fatta di città distrutte e…
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Con Alberto Gaffi a sinistra e Fabrizio Patriarca a destra.
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Non tutti ameranno l’abbondanza di virgolette che attraversano in ogni forma e specie i testi di Città distrutte. Eppure senza quel tessuto, senza quei fili che sporgono antiesteticamente e tutti quei bottoni e quelle asole, l’abito non terrebbe, anzi non esisterebbe proprio. L’obiettivo del libro è il meticciato tra storie vere e d’invenzione, fonti vere e d’invenzione. Ma al contempo dovevo espungere qualsiasi scorrettezza citando nel modo appropriato i testi non immaginari. Nell’uso stratificato, quindi, i caporali sono riservati alle «vere» citazioni tratte da testi pubblicati o inediti, e da fonti d’archivio. Mentre finte citazioni di opere inventate o discorsi diretti sempre d’invenzione sono tra “apicali”, o a volte (i dialoghi) in corsivo. Il sistema serve non solo per correttezza verso le fonti, ma…
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Sull’Indice dei libri del mese di aprile, a pagina 23, è apparsa una bellissima recensione di Città distrutte a firma di Angelo Ferracuti: “La biografia non ha mai avuto una grande fortuna nel nostro paese, ma forse in una stagione di profonda crisi della fiction, dove gli scrittori esplorano territori di scrittura altra, come per esempio il reportage nelle sue tante forme, o l’autobiografia sciupata e tradita dall’invenzione, torna come forma letteraria capace di sorprenderci, darci quel surplus di realtà, di senso, di profondità conoscitiva che molti romanzi commercialmente ben confezionati, o esordi anoressici ridotti a merci da banco del supermercato, da anni ci vietano nella loro dimessa e meccanica prevedibilità. Ce lo dice un libro di Davide Orecchio, giovane autore uscito dall’officina di “Nuovi argomenti”, che…
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Sull’Unità del 27 marzo Angelo Guglielmi recensisce a tutta pagina Città distrutte. “La migliore virtù di Davide Orecchio, la ragione per cui può essere apprezzato, è la qualità della scrittura. Ma anche qui scegliendo da racconto a racconto. Dei sei racconti raccolti in Città distrutte i più interessanti (e convincenti) sono i primi due, l’uno con al centro la ragazza argentina, sequestrata dagli squadroni della morte e da questi violentata e seviziata, che muore al posto di un’altra prigioniera che le assomiglia come una goccia d`acqua ma che all’incontrario di lei ha un figlio piccolo da amare e far crescere (dunque si sacrifica in nome del futuro); l`altro con al centro un povero contadino molisano che, con le sue virtù di dedizione, abnegazione e onestà, dopo…
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La scorsa settimana Raffaele Manica ha fatto un intervento bellissimo alla presentazione di Città distrutte. Sei biografie infedeli. Grazie a Lomax lo possiamo rivedere e lo posto qui. Meno di quindici minuti per ascoltare di Lytton Strachey, di biografia, storia e invenzione e molto altro. Su cittadistrutte.com/video/ anche gli interventi di Paolo Di Paolo e Miguel Gotor.
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L’otto marzo, durante la trasmissione Il libro del giorno a Fahrenheit Radio3, abbiamo parlato di Città distrutte. Sei biografie infedeli insieme al conduttore Tommasio Giartosio. Qui il link al podcast audio della trasmissione [dura circa 15 minuti, e bisogna installare Real Player ]. Nel podcast, però, non c’è la signora Lucia, che ha partecipato al gioco della trasmissione e l’ha vinto, indovinando la parola segreta. La parola era “solitarie”, e riguardava certe passeggiate anche “notturne”, anche “pomeridiane” e “solinghe” compiute da Kauder tra le rovine del Foro romano. Lucia è stata brava e ha vinto una copia autografata del mio libro. Spero proprio che le piaccia. E incrocio le dita.
Senza Patrice Vuillarde (1920-2007) non avrei mai scritto Città distrutte. Me ne suggerì l’idea molti anni fa, poco prima di morire, durante il suo ultimo soggiorno romano e al termine di un seminario che tenne col solo equilibrismo (e la forza) della mente, lasciando che l’uditorio intuisse parole che le sue labbra essiccate appena esalavano e cogliesse lampi d’ironia negli occhi che il filosofo francese proteggeva sotto le palpebre testudinate. Durante una pausa catturai la sua attenzione. Non ricordo l’innesco del nostro colloquio, secondario come ogni stratagemma. Ma il tema sì. Parlammo della vita e del modo per rappresentarla. Gli esposi un mio progetto di compendio biografico insieme ai dubbi che gli stavano appesi come alghe alla chiglia. La replica di Vuillarde si calò…
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