9 – Con quel che costa oggi la benzina, l’unico che può permettersi la velocità è Usain Bolt.
8 – Con quel che costa oggi la benzina, #Conrad vince e perde nello stesso tempo. #lalineadombra #bonaccia #ferminelloceanoforever.
7 – Con quel che costa oggi la benzina, non aspettatevi troppe stelle cadenti.
6) Con quel che costa oggi la benzina, Cortázar aveva capito tutto: entra in una galleria a Buenos Aires, esce in una metro di Parigi #genio.
5) Con quel che costa oggi la benzina, stravince #Borges. Il suo Aleph non esiste e non c’è (max un’occhiata in cantina). Grosso risparmio.
4 – Con quel che costa oggi la benzina, altro che The Old Patagonian Express. Al limite un Latina-Formia. #Theroux perde, #Pennacchi vince.
3 – Con quel che costa oggi la benzina, non ti verrò mai a trovare amore mio, ma scriverò un romanzo epistolare (o al limite una mail).
2 – Con quel che costa oggi la benzina, vince la poetica di #Proust e #Onetti: letto, cuscini, carta e penna.
1 – Con quel che costa oggi la benzina, il nuovo #Kerouac e il nuovo #Chatwin se ne resterebbero a casa a scrivere romanzetti introspettivi.
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Parigi val bene una mostra, per i fan del menestrello Zimmerman. In questa (Bob Dylan, L’explosion rock 61-66) in corso alla Cité della musique c’è molto di molto. Le splendide foto di Daniel Kramer, che puntò sull’artista sconosciuto al Greenwich e l’accompagnò in un’ascesa tutta in bianco e nero. Foto ancor più primordiali, quelle che ritraggono un cinghialetto teen del Midwest, prima di sbocciare e smungersi sulla costa, prima di farsi Bob Dylan. Tracce audio e video fino all’eruzione della svolta rock: 1965, Newport, i buuuu dell’audience folk e lui che incurante elettrifica Like a Rolling Stone (c’è il video integrale, affisso in una sala ad hoc/ad rock, scura, da percezione e meditazione).
L’eccezionale film londinese Don’t look back di Pennebaker: testimonianza della tournee in UK che rende del tutto superfluo (esteticamente) l’episodio di I’m not there ad essa ispirato (solo una copia e nient’altro che). E poi un gran varietà di chitarre Martin, Fender, Gibson, tutte arpeggiate e riffate a suo tempo dal menestrello Bob. Taglio temporale: 1961-1966 (con un po’ di radici “a monte”): gli anni dell’esplosione, della definizione d’una identità artistica. Gli anni migliori. Per me, da accorrere in massa.
Regina dello stand argentino al salone del libro di Parigi, insieme a Saer, Aira, Piglia, Borges e Marechal. Qualche tempo fa
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