Dialogo dei musi volanti

Musi volanti

Il nonno ha comprato una casa in campagna che ha le pareti colme di musi. Di cervi, cinghiali, lepri, lupi: musi. Lei allora gli chiede da dove vengano i musi e il nonno, perplesso: Forse erano cervi volanti, cinghiali volanti, lepri e lupi volanti; forse volavano di notte e non hanno visto la casa, e si sono incagliati quaggiù, qua dentro; che vuoi che ti dica, mi hanno fatto un buon prezzo.

– E lei: Anche gufi, pipistrelli e civette volano di notte, ma non hanno sbattuto contro la casa; il loro muso non c’è.

– Perché volano meglio, obietta il nonno, mentre i cervi volano distrattamente, i cinghiali con irruenza, le lepri guardandosi le spalle, e i lupi con la bocca aperta e non vedono nulla.

– Per questo si sono incagliati, perché volavano male?

– Sì.

– E tu, come voli?

– Malissimo. Quando ero giovane, infatti, e lavoravo al Nord, sono rimasto incagliato in una casa per anni. Ci ho sbattuto il muso volando di notte, più distratto di un cervo, più irruente di un cinghiale. Ma era una casa svedese. Abitata da svedesi. Io non parlavo svedese. Così sono rimasto incagliato, senza spiegarmi, senza liberarmi.

– E poi che è successo?

– Studiai lo svedese. Mi spiegai e liberai. Per questo è importante studiare le lingue. Se voli di notte e t’incagli in una casa, poi come lo spieghi che te ne vuoi andare? Bisogna imparare le lingue.

– E ora sei qui!

– Esatto. Sono qui insieme a te!