IRDF, il prossimo libro

Un piccolo estratto è uscito nel 2014 su Nuovi Argomenti: leggi qui. Poi il lavoro è andato avanti, e si è concluso tra l’agosto e il settembre del 2015. A fine 2016 un’ultima riscrittura con molto levare e altrettanto aggiungere. Il libro ha già un editore e uscirà prima o poi.

Non bisogna aver letto Koselleck per sapere, per provare dentro di sé, che la storia è anche futuro. Orientamento verso l’avvenire. Ipotesi, speranza, paura. Utopia.

Ho scoperto che m’interessava ragionare su una serie di questioni. Ad esempio: che tipo di società avremo tra cento o duecento anni? Quanto a lungo sarà consentito vivere? Cosa e come saranno i corpi degli esseri umani? Fino a che punto si spingerà il cammino antropotecnico? Quali soluzioni politiche vestiranno (o denuderanno) il conflitto sociale ? Che aspetto avranno le città? Come funzioneranno i sistemi di welfare? Ve ne saranno ancora? Esisterà uno Stato sociale? L’ageing prolungato dell’essere umano, sul versante intimo, non causerà un sovraccarico di memorie e il desiderio di disfarsene (ricordi di fatti crudeli, di morte, di lutto) o, al contrario, il terrore di perderle, lo sforzo di conservarle nel cammino lungo della senescenza?

Buona parte di queste domande sono alla base della narrativa d’anticipazione, riconosco e rispetto il “clima” letterario. C’è solo, da parte mia, la piccola sfida di offrire un flusso che contenga la storia avvenuta (vicenda umana biografica, storia privata) e la futura, che non separi il genere dal bisogno mio di raccontare anche ieri.

Ho pensato che in questa storia tutti i personaggi debbano avere a che fare con la Storia: che la studino sui banchi dell’università, oppure la insegnino dal pulpito della cattedra, e che immancabilmente la proseguano vivendo in un tempo postumano. Essi stessi – i personaggi – daranno (vorrei che dessero) vita alla continuità del passato col presente e il futuro. Il Novecento dov’è la loro nascita séguita nei secoli posteri, emerge nell’epoca prossima consegnando grumi che non si smaltiscono né riciclano: messaggi d’amianto o di plastica dal secolo che non sa morire.

Ho cercato una forma e struttura che sapesse contenere Andreotti e la città del futuro, i tiepidi termosifoni di ghisa degli anni Settanta e le mutazioni che vedranno i pronipoti, le macerie del Muro di Berlino e il fine vita di Stato del nuovo millennio.

Cantiere/Nuovi Argomenti 68 2014