Sistemi narrativi aperti

Un mio articolo su L’Indice dei libri del mese.

Una corrente serpeggia nella letteratura contemporanea. La potremmo definire la scuola dei sistemi narrativi aperti. Dotata di una forte vocazione all’accoglienza, esercita l’ospitalità. Dà voce alle voci degli altri, ma conserva l’arte di non perdere la propria. Sistemi narrativi aperti: ricorro a una formula che non ha cittadinanza narratologica ed è però utile a questo discorso. Si tratta di lingue autoriali che non sempre dicono “io”, ma che, anche quando lo fanno, inseriscono tessere esterne nel proprio racconto e sanno trasformarlo in polifonia.

Potrei dire anche: sistemi onnivori, perché ciascuna fonte che si presenta può diventare una voce ospitata: dagli archivi, dai libri, dalle interviste, da un film, da una fotografia. Le autrici e gli autori che praticano questa letteratura documentale si misurano spesso con la storia ma frequentano poco il romanzo storico tradizionale, perché più portati (o costretti) a sperimentare architetture complesse che assumono, a volte, connotati barocchi. Domina il pastiche, la collazione, il coro. E l’autore, primus inter pares, governa il tutto.