Nuovo libro: Mio padre la rivoluzione (minimum fax)
Web: Nazione Indiana

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Non sembra ma sono a buon punto #2

Poco fa mi sono sorpreso a pensare: finora non hai potuto scrivere un rigo senza attingere alla storia, e alle memorie altrui, perché dovevi esporre epoche e luoghi (in quelle epoche) che non hai conosciuto. Ma più avanti, quando il tempo del racconto si farà più vicino, non avrai più bisogno di fonti per dire quel tempo, la città, gli esseri umani. Potrai sfruttare la tua stessa memoria.

L’orizzonte della storia

Non smettiamo di misurarci con la storia. Non è una novità, ma perché dura e cresce questa ostinazione? Abbiamo ridotto la verticalità temporale, misuriamo meno il distacco tra il presente e il passato, i tempi della storia coabitano quasi simultaneamente nelle nostre coscienze nutrite di immagini, parole, spettacolo, forme, cinema, televisione, multimedialità

Fossero così tutte le mattine del mondo

Qui (su Doppiozero) in coabitazione coi magnifici Baroncelli e Franzosini. Forse in un ostello per i curiosi di ieri. Oppure su un treno che viaggia a ritroso nel tempo. Con questi compagni di viaggio si può andare a piedi fino alle guerre puniche. Fossero così tutte le mattine del mondo: «In Quoi? L’Éternité Marguerite Yourcenar scrive che “la memoria non è una raccolta di documenti depositabile in buon ordine al fondo di chissà quale me stesso, essa vive e cambia; avvicina i pezzi di legno spenti per farne di nuovo scaturire la fiamma”. Per l’autrice delle Memorie di Adriano, esperta frequentatrice degli incroci…

Non essere

Esattamente 10 anni fa, di questi tempi, concludevo la stesura di un manoscritto che s’intitolava Città distrutte, e iniziavo a mandarlo in giro. Senza immaginare che avrebbe atteso 4 anni la pubblicazione. In realtà senza immaginare nulla di nulla. Fu un inverno da covo. Anche la mia compagna lavorava a una ricerca e quel gennaio, quel febbraio, uscimmo poco la sera. Ripresi a suonare la chitarra, imparai le accordature aperte, guardavo film di Hitchcock e concerti dei Radiohead. Ero abbastanza felice. Avevo messo il tempo in letargo: è un evento esistenziale rarissimo che si giova del non avere progetti né…

Provando a spiegare Trockij

Ad Alatri, ospite di Tarcisio Tarquini e presso l’associazione Coworking Gottifredo, in un bell’incontro con lo scrittore Andrea Melone, ho provato a spiegare Trockij, il fantasma e messia di Mio padre la rivoluzione (come l’ha definito Melone), l’eroe del what if e personaggio che mi è servito, in quasi tutti i capitoli del libro, a raccontare i cortocircuiti, i fallimenti, gli appuntamenti mancati, le sconfitte. Non so se ci sono riuscito ma, come spiegano le foto scattate dagli organizzatori del Coworking, ci ho provato. Ho provato a spiegare alcune cose anche in questa conversazione con Gabriele Sabatini pubblicata da Flanerì…

Domande e risposte

Sull’ultimo numero della Rivista Reportage (33, gennaio 2018) Maria Camilla Brunetti mi intervista su Mio padre la rivoluzione. Queste sono le domande. Come hai costruito l’impianto narrativo di questo libro, sorprendente per documentazione storica di archivio e allo stesso tempo per stile immaginifico? Quella che compi in questo lavoro è un’indagine composita sulle infinite possibilità della storia. In che modo hai lavorato tra il polo del saggio e quello dell’invenzione letteraria? Quella di Mio padre la rivoluzione è anche una lingua emotiva, del personale. Come entra la tua storia privata all’interno del racconto del sogno, del mito e dell’illusione della…