Bio: ci sto lavorando. Libri: «Città distrutte», «Stati di grazia». Web: qui e su Nazione Indiana

Blog

Cupo come Dresda d'inverno

Cupo come Dresda d’inverno

Durante un tramonto viola come la carta d’identità di un agente dell’Nkvd, passai ancora una volta la Cortina di Ferro. Ogni volta che lei aveva un orgasmo, la sua bocca gli ricordava una piccola finestra ovale del Teatro Kirov per la quale un tempo nutriva sentimenti d’affetto. Dopotutto, uno dei piaceri più alti della vita è leggere un libro di bellezza perfetta, ancora più piacevole è rileggere il libro; più piacevole di tutto è darlo alla persona che ami. Ero orfano del sole come Dresda d’inverno. [da William T. Vollmann, Europe Central, Viking Press 2005, traduz. mia]

Aspetti ordinari del tempo

Aspetti ordinari del tempo

«Il fondamento del realismo — pare impossibile — è la durata, non è la rappresentazione oggettiva. La rappresentazione oggettiva può anche non essere realista, può essere surrealista. La durata è realista, è legata al tempo, il tempo fa sì che le cose si presentino oggettivamente. Il nouveau roman fu uno sforzo, coronato qualche volta anche da successo, di sottrarre la durata dal romanzo. Cioè di estrarla come si estraggono le ossa da un pollo. Ora, questo è proprio della poesia, non del romanzo. Il romanzo comincia sempre: “Nel 1780 nacque il Tal dei Tali… “. La durata è legata al…

Voto disgiunto

Voto disgiunto

– La storia è su quanto accade visto da fuori, la memoria è su quanto accade visto da dentro. Ágnes Heller – Il problema dei racconti trockisti è che vengono più lunghi del previsto. L’altro mese ho scritto un racconto trockista, doveva essere di 20mila battute, ed è venuto di 60mila. Ieri ho finito un altro racconto trockista, doveva essere uno scherzo di 10mila battute, ed è venuto di 61mila. Credo dipenda dalla presunzione di permanenza, di essere permanenti e ininterrotte, che hanno direi ontologicamente un po’ tutte le cose trockiste (spazi inclusi). Nella ragione pratica o pragmatica questo consegue…

dylan

Nascerà un altro Bob Dylan?

L’anno cinque del novecento nel porto sul Mar Nero di Odessa nacque un papavero nero, i suoi treti col sapore di odio, quando si scatena un’isteria di progrom antisemiti e Zingman Zimmerman decise che non ne può più, l’impero russo l’impoverisce e lo lincia, Zingman pensò primum vivere, s’imbarca su una nave, cerca rifugio in un nuovo paese, incontrò muri?, fili spinati?, forse, ma non così irresistibili, non così invalicabili da impedirgli di scendere negli Stati Uniti d’America, e Zimmerman emigra nella città di Duluth, e prese a lavorare come ambulante nel Minnesota, e riparava le scarpe, e creò una famiglia,…

Versione 2

Bauhaus

Ha quasi un secolo, il nonno materno mai conosciuto alla fine degli anni Venti la comprò sul modello Bauhaus per le sue natiche giovani, sode, per studiare, studiare, studiare ingegneria e laurearsi, fu ingegnere ferroviario trasmise la sedia alle due figlie per le natiche giovani loro, sode, per studiare, studiare, studiare una lettere e filosofia l’altra biologia e laurearsi, il nonno materno mai conosciuto morì su una via consolare in auto contro un pino, Barbalbero fermò la vita del nonno materno, la velocità dell’homo faber ingegnere uomo del treno volse all’epicedio, il legno del tergale è spesso un centimetro e…

beckett

Beckett 1906-2016

«Non so più quando sono morto. Ho sempre pensato di essere morto da vecchio, verso i novant’anni, e che anni, e che il mio corpo stesse a provarlo, dalla testa ai piedi. Ma questa sera, solo nel mio letto gelato, sento che diventerò ancora più vecchio di quel giorno, quella notte, che il cielo con tutte le sue luci mi cadde addosso, lo stesso cielo che avevo guardato tanto, da quando erravo sulla terra lontana. Perché questa sera ho troppo paura per ascoltarmi imputridire, per aspettare le grandi cascate rosse del cuore, le torsioni dell’intestino cieco senza sbocco, per aspettare…