Nella torre di ruggine

Lettera agli affetti

Da quando siete partiti il mondo è cambiato. Riuscite a immaginare da dove vi scrivo? A quale mezzo affido il mio messaggio per voi? Non adopero una delle vostre Olivetti. Nelle vostre vite pestavate sui tasti. Col ricorso a tappeti di feltro pensavate di attutire i colpi sulle macchine calde, e di non disturbarmi

Lasciatemi solo leggere e parlare

«(Ride.) Quando ero in decima ho avuto una storia d’amore. Lui viveva a Mosca. Ci sono andata, per fermarmi non più di tre giorni. La mattina, alla stazione abbiamo estorto a certi suoi amici un’edizione artigianale delle Memorie di Nadedža Mandelštam, un’opera che a quel tempo tutti leggevamo avidamente. E bisognava restituirla già il giorno dopo alle quattro del mattino»

Il sincronismo

Quando sono uscito dalla mostra, ho aperto Twitter e la prima notizia che mi è apparsa è stata una brutta notizia: Alasdair Gray era morto. Era un grande scrittore. Avevo appena toccato l’edizione inglese del suo libro più famoso. Era come se avessi toccato lui stesso, che però non c’era più. Sono tornato nella libreria del museo, ho ripreso Lanark e ho ripreso a sfogliarlo. Un omaggio, come accendere una candela o depositare un fiore