«Come d’aria», il libro stoico di Ada D’Adamo

«I don’t see the point of privacy.
Or rather, I don’t see the point of leaving testimony in the hands or mouths of others.»
Harold Brodkey, This wild darkness

Scorre da decenni nella letteratura occidentale – diciamo dal tardo Novecento a oggi -, una corrente memorialistica, intima, per quanto possibile onesta che dà voce al racconto autobiografico della malattia, a volte propria, a volte di una persona cara e amata. Forse dovrei precisare che questa voce nasce da un bisogno, nella psiche e nel corpo, di tirare fuori il dolore da sé, di renderlo altro da sé, esterno nella pagina scritta, enunciato, procreato, partorito ottenendo un lieve, per quanto illusorio, distacco. Oppure il bisogno è di lasciare una testimonianza, la propria, quindi disintermediata rispetto a qualsiasi eredità testimoniale raccolta da altri.

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Un effetto farfalla

È morta una persona cara. Abbiamo dovuto creare spazio in casa per gli oggetti che ha lasciato. Una cantina è stata svuotata. È stato affrontato un armadio: i suoi due scaffali più alti, subito sotto al soffitto, che non aprivo da vent’anni.

Ero convinto che contenessero solo i materiali della mia tesi di dottorato. Invece no. Ho (ri)scoperto quattro faldoni di carte appartenute a mia madre. Non ricordavo proprio di averle messe lassù. Avevo vissuto e dimenticato quelle carte.

Tra di esse (quaderni di appunti, bozze di articoli, poesie) ho trovato una cartella che riguarda Pranzi d’autore. Contiene ciò che oggi definiremmo Proposal: il progetto del libro proposto all’editore prima del via libera, del contratto e di mettersi al lavoro. Cartelle scritte a macchina (sulla Olivetti verde, un giorno ve la farò vedere), corrette in bozza, riscritte, appuntate in corsivo.

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«Fairytale», il maestro Sokurov ha colpito ancora

Non sono un critico cinematografico né un colto cinefilo, quindi la farò breve. Con Fairytale. Una fiaba, il regista russo Aleksandr Sokurov ci ha donato una nuova opera d’arte di cui non sai se sottolineare più la bellezza estetica, l’originalità della visione o il ragionamento. È comunque un atto cinematografico che completa un’analisi più che ventennale su potere e storia, dittatura, totalitarismi. È insomma il sigillo di Moloch (su Hitler), Taurus (su Lenin) e Il Sole (su Hirohito).

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