
11.07.2025, su Nazione Indiana
È morto oggi a Roma Goffredo Fofi. Aveva 88 anni. Era ricoverato all’Ospedale Cavalieri di Malta dal 25 giugno, in seguito alla frattura di un femore.
La notizia della sua morte è la prima che mi è apparsa questa mattina sul cellulare appena aperto, in un post su Instagram di Alessandro Raveggi: se servono spesso a distrarci, gli strumenti della vita digitale hanno però una loro intima, algoritmica consapevolezza che non nasconde le cose importanti.
La morte di Goffredo Fofi è una cosa importante perché importante è stata la sua vita. Fofi è stato l’intellettuale più libero e seminale del secondo Novecento italiano (un secolo che, in questo caso, si è allungato fino ai nostri anni).
Libero in un Paese, il nostro, che nella sua tradizione politica – dal fascismo ai grandi partiti di massa – e nelle sue pratiche culturali – da università e accademie a grandi e piccole cordate letterarie, fino al mondo della comunicazione – non ha mai dato grande importanza alla libertà e autonomia di pensiero. Fofi è stato quindi un monito vivente, il raro esempio che si poteva esistere e fare cultura (e politica) senza conformismo né servilismo.
