Meno di un grammo d’oro. A questo equivale un mese del salario minimo di un lavoratore in Iran. Ma i lavoratori, in Iran, non riescono più a sopravvivere. Nel corso del 2025 il rial ha perso circa il 50% del suo valore rispetto al dollaro e, secondo i dati ufficiali, l’inflazione ha raggiunto il 52,6% a dicembre. Una crisi senza precedenti, di fronte alla quale il Consiglio supremo del lavoro, che di anno in anno aggiorna il salario minimo adeguandolo al costo della vita, ha in buona sostanza fatto finta di nulla. È così che scoppiano le proteste. Ed è così che, persino in un regime di ferro come quello degli ayatollah, le proteste diventano rivolte. Hanno cominciato negli ultimi giorni dell’anno. E non si sono più fermati. Lavoratori, commercianti, studenti universitari di numerosi centri urbani hanno dato vita a mobilitazioni coordinate, bloccando i centri principali e scendendo in piazza e nei campus. PROSEGUE SU COLLETTIVA.IT
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Il socialista che ha conquistato New York
Sembra un Carlo Cafiero del terzo millennio, con quella barba da militante della Prima internazionale. Invece è il nuovo sindaco di New York. Zohran Mamdani, 34 anni, ha stravinto le elezioni per il governo della grande Mela. Non si è limitato a surclassare il suo sfidante Andrew Cuomo, ex governatore democratico ridotto a correre da indipendente. Ha fatto di più. Con oltre un milione di voti, Mamdani ha raccolto più consensi di tutti gli altri candidati messi insieme. E nel suo primo victory speech nella notte di Brooklyn si è presentato con queste parole: “Sono giovane. Sono musulmano. Sono un socialista democratico e, cosa più grave di tutte, mi rifiuto di scusarmi per tutto questo”.
La foto di copertina è di Dmitryshein.
