Città distrutte cinque anni dopo

A quasi cinque anni dalla sua uscita, Città distrutte suscita ancora qualche riflessione. A cominciare da quelle di Riccardo Castellana che, in un saggio notevole su La biofiction. Teoria, storia, problemi, pubblicato su «Allegoria», 70-71, osserva: «Per Città distrutte, a rigore, non dovrei parlare di biofiction, perché nessuno dei personaggi di queste sei biografie infedeli porta il nome di una persona reale: è assente cioè il nome proprio come “designatore rigido”, direbbero i filosofi del linguaggio, capace di assicurare il legame tra la persona reale e la sua “controparte” finzionale. Eppure, credo che in questo caso l’eccezione possa essere giustificata dal…

Un ragionamento di Andrea Cortellessa su «Stati di grazia»

La storia da districare è il titolo di una nota di lettura che Andrea Cortellessa dedica a Stati di grazia sul sito Galatea European Magazine (www.galatea.ch) «… Orecchio prosegue la propria ricerca, innalzandone impavido il grado di virtuosismo e, insieme, l’ambizione etica. Anche qui brilla la sua lingua – sensualmente aderente alle più minute vibrazioni corporee e affettive – e anche qui i singoli capitoli (cui si aggiunge un’appendice pseudo-erudita che orienta altresì il lettore, però, nella altrimenti labirintica struttura della narrazione) potrebbero leggersi come racconti a sé stanti, se invece una serie di snodi ed echi a distanza, di talora…

Massimo Onofri su Stati di grazia

Su Avvenire del 13 giugno 2014, Massimo Onofri recensisce Stati di grazia. «Quello di Davide Orecchio, con Città distrutte. Sei biografie infedeli (Gaffi 2012), fu uno degli esordi più belli e sorprendenti degli ultimi anni. (…) Potete capire, allora, con quale curiosità aspettavo il secondo libro, questo Stati di grazia. Ecco: che soluzioni avrebbe escogitato Orecchio per dare nuova forma al suo singolare, spurio, modo di raccontare? Che cosa ci avrebbe riservato la sua furiosa immaginazione epistemologica?» «Orecchio è la dimostrazione che la nostra narrativa più carica di futuro non vive della invecchiatissima dialettica, tutta linguistica, tra infrazione e tradizione,…

Una nota di Andrea Cortellessa su Città distrutte

Andrea Cortellessa pubblica una nota critica su Città distrutte, sul numero di gennaio-marzo 2014 del trimestrale svizzero Galatea. European magazine. «Non necessariamente la non-fiction riduce lo spazio dell’invenzione sino a schiacciarlo. Il più sorprendente caso letterario del 2012 è il libro d’esordio di Davide Orecchio (Città distrutte. Sei biografie infedeli, Gaffi, pp. 239, € 15,50): cui il tam-tam ha procurato lettori entusiasti e premi importanti, sino a venire persino ristampato (caso più unico che raro, nel campo dell’odierna ricerca letteraria).» PROSEGUE QUI.

Flanerì su Città distrutte

Roberta Biondi, “Città distrutte. Sei biografie infedeli” di Davide Orecchio Non sempre la lettura si identifica con la ricerca della verità. Capita spesso, al contrario, che si preferisca trovarvi elementi da essa alienanti, che non siano però necessariamente frutto dell’altrui fantasia. A volte, infatti, è bello sentirsi raccontare qualcosa che sia quasi vero, qualcosa che potrebbe essere. Ed è quello che fa Davide Orecchio nel suo romanzo d’esordio, Città distrutte. Sei biografie infedeli (Gaffi Editore, 2012), creando un complesso e coinvolgente gioco capace di proiettarci nelle vite, nei pensieri e nei fallimenti dei protagonisti delle sue biografie fittizie. O meglio, come…