Kim al Campiello

Fu capo partigiano in Liguria, a 20 anni. Abitò le pagine di un romanzo, “Il sentiero dei nidi di ragno”, che il suo amico Italo Calvino dedicò proprio a lui: «A Kim, e a tutti gli altri». Quando smise d’essere Kim e tornò negli abiti civili di Ivar Oddone, maturò in un medico del lavoro e, a Torino negli anni ’60 e ’70, con l’appoggio della Camera del Lavoro rivoluzionò la gestione della salute e della sicurezza nelle grandi fabbriche

La storia in gioco

Un viaggio tra Bergamo e Pistoia.
Nella scuola del Nord s’alza un ragazzo e chiede: “Perché l’hai chiamato Koba? Perché la centrale nucleare?”.
Più tardi la professoressa mi spiega: “Sai, lui è bravissimo. Studia più di tutti gli altri. Ha 7 in latino! Viene dal Marocco”. Come si fa a non tifare per lui? Buon vento, ragazzo.

Fossero così tutte le mattine del mondo

Qui (su Doppiozero) in coabitazione coi magnifici Baroncelli e Franzosini. Forse in un ostello per i curiosi di ieri. Oppure su un treno che viaggia a ritroso nel tempo. Con questi compagni di viaggio si può andare a piedi fino alle guerre puniche. Fossero così tutte le mattine del mondo: «In Quoi? L’Éternité Marguerite Yourcenar scrive che “la memoria non è una raccolta di documenti depositabile in buon ordine al fondo di chissà quale me stesso, essa vive e cambia; avvicina i pezzi di legno spenti per farne di nuovo scaturire la fiamma”. Per l’autrice delle Memorie di Adriano, esperta frequentatrice degli incroci…

Domande e risposte

Sull’ultimo numero della Rivista Reportage (33, gennaio 2018) Maria Camilla Brunetti mi intervista su Mio padre la rivoluzione. Queste sono le domande. Come hai costruito l’impianto narrativo di questo libro, sorprendente per documentazione storica di archivio e allo stesso tempo per stile immaginifico? Quella che compi in questo lavoro è un’indagine composita sulle infinite possibilità della storia. In che modo hai lavorato tra il polo del saggio e quello dell’invenzione letteraria? Quella di Mio padre la rivoluzione è anche una lingua emotiva, del personale. Come entra la tua storia privata all’interno del racconto del sogno, del mito e dell’illusione della…

Presente e passato, che fare

Pochi giorni fa, in uno splendido articolo su Avvenire, Lisa Ginzburg ha diagnosticato uno dei sintomi che mi paiono più flagranti in Mio padre la rivoluzione. Ossia il desiderio di infrangere le barriere che separano il presente dal passato. Per parlare con ieri e ascoltarlo, oppure per inviargli e riceverne lettere: «Tutto il libro è una riflessione sull’incomunicabilità tra le declinazioni del tempo: tra presente e passato, tra qualcuno che “prigioniero incapsulato nel presente” è invece al passato che si rivolge, con la passione di ricercatore che già pensa al futuro, che vorrebbe le cronologie stravolgerle così da sovvertire ogni…