“Gli orfani” di Vuillard

In principio c’era la violenza: lo spiegò Ernest Renan in un suo testo classico, Che cos’è una nazione? (1882), giustificandone tra le righe la necessità, e la necessità di rimuoverla. Scriveva lo storico francese: “L’oblio, e dirò persino l’errore storico, costituiscono un fattore essenziale nella creazione di una nazione, ed è per questo motivo che il progresso degli studi storici rappresenta spesso un pericolo per le nazionalità. La ricerca storica, infatti, riporta alla luce i fatti di violenza che hanno accompagnato l’origine di tutte le formazioni politiche, anche di quelle le cui conseguenze sono state benefiche: l’unità si realizza sempre in modo brutale”.

Éric Vuillard non è uno storico, è uno scrittore. Ma in questo suo Gli orfani. Una storia di Billy the Kid, romanzo fresco di stampa per E/O, fa esattamente questo, riporta alla luce la trama violenta che, sulla linea della frontiera americana, servì a costruire dal nulla uno Stato che sarebbe diventato presto un impero.

Prosegue su Nazione Indiana.

Argentina 1976-2026, intervista a Julio Santucho

Foto di Jglsongs, da Flickr

Il 24 marzo 2026 per l’Argentina è un giorno importante. Sono cinquant’anni dal colpo di Stato dei militari che avrebbe inaugurato una delle dittature più feroci della storia contemporanea (1976-1983). L’anniversario cade nel momento peggiore, ossia sotto il peggior governo possibile, nella repubblica presieduta da Javier Milei. 

Non c’è associazione, istituzione, organismo per la difesa dei diritti civili che non sia sotto attacco. È in difficoltà anche l’attività forse più importante, la ricerca e restituzione dei nietos, i figli che i militari sottrassero alle madri sequestrate e desaparecide

Su Nazione Indiana ho intervistato Julio Santucho:

«Il metodo usato dal governo è lo stesso che adotta con tutti i settori che vuole colpire: taglia i finanziamenti. Questo vale anche per le organizzazioni dei diritti umani e per i siti della memoria, cioè i luoghi dove durante la dittatura c’erano centri clandestini di detenzione (Ccd). Non è repressione diretta, ma è un modo molto efficace per indebolire tutto il sistema della memoria, perché riduce il personale, le attività e le possibilità operative. Negli anni passati lo Stato finanziava questi centri: personale, manutenzione degli edifici, attività educative. Ora il governo ha praticamente tagliato tutto. Gli edifici possono letteralmente cadere a pezzi e lo Stato non interviene. Gli addetti sono ridotti al minimo. Molti collaboratori e lavoratori precari sono stati mandati via. Sono rimasti soprattutto i dipendenti con contratti statali stabili, quelli che non potevano essere licenziati facilmente».

La nuova identità internazionale dell’estrema destra

“La transnazionalizzazione dei partiti e dei movimenti sociali illiberali – esordisce Caiani – non è un fenomeno nuovo, ma è certamente in accelerazione nel 21esimo secolo, ed è sempre più evidente in Europa. Questi soggetti non sviluppano solo reti transnazionali, ma le loro idee si diffondono oltre i confini grazie a internet e alle piattaforme di social media. Attori anti-immigrazione e anti-gender si riuniscono in eventi a livello internazionale, favorendo la diffusione di strategie e cornici interpretative escludenti, e contribuendo all’apprendimento reciproco. Finora la ricerca si è concentrata su temi specifici (odio per i migranti e per i diritti gender, singoli partiti e movimenti). Ma a questo punto credo che la sfida sia un’altra”.

PROSEGUE SU COLLETTIVA.IT

Una Resistenza nel sottosuolo

“Autografo” dedica il suo ultimo numero, il 74, curato da Massimo Castoldi, al 25 aprile, alla memoria e scrittura della Resistenza. C’è anche un mio contributo con qualche ragionamento generale insieme a un punto sul concorso under 35 che ha promosso “Nazione Indiana” per celebrare l’80mo della Liberazione. Ringrazio i curatori di “Autografo” per avermi invitato a scrivere.