Lubiana

Il 22 ottobre sono stato ospite delle attività organizzate in Slovenia per la XVIII Settimana della Lingua Italiana nel Mondo. È stata l’occasione per tenere un intervento intitolato «Storie infedeli. Tradire il passato per raccontarlo». L’incontro è stato co-organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura e dal Dipartimento di Lingue Romanze (sezione di Italianistica) della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Lubiana

Due citazioni

«Di’ sempre la verità. Non parlare mai di te. Sii breve. Tralascia ciò che va tralasciato. Non puntare mai sulla forza del qui pro quo. Non rivoltare verso l’esterno ciò che è all’interno. Non guardare allo specchio. Non temere. Nel caso in cui inventi qualcosa, inventala con onestà»
– Felicitas Hoppe.
«Il fatto è che a me interessano più i colpi di scena delle parole che non i colpi di scena dei fatti»
– Gesualdo Bufalino.

Un paese meraviglioso

Sabato scorso sono partito per Lecce, in automobile dal Lazio. Andavo a ritirare il premio della rivista “Gli asini”. Sono andato ad ascoltare Goffredo Fofi e, tra gli altri, gli storici Bruno Maida e Enzo Traverso, e a spiegare qualcosa di quello che scrivo. Nelle terre di Alessandro Leogrande, tra i suoi amici della rivista, che lo hanno spesso citato, evocato, commuovendosi, per tenerlo ancora presente nello spirito del lavoro, della ricerca, del cammino di un gruppo e di una comunità di persone

Mica posso sparire perché non sono morto

Ho vent’anni; la storia digerisce Coloccini. Lo incontro nella mia città per desiderio di lavoro, correggo bozze da lui e sono il pasto che l’avventura non assaggia, non mastica, vomita semmai. La storia, la donna condanna alla castità quello che sta a sinistra del Muro, anche a destra del Muro, tra le sue macerie, felice, ferito, senza timone e senza storia – me. Per Coloccini (il tipografo, l’esule) è diverso: lui la racconta come l’ha vissuta ed è un portatore sano di tracce, ricordi, commiati, massacri, estirpazioni di esseri umani, sradicamenti di esseri umani, potature di speranze, avvelenamenti di progetti…

Kim al Campiello

Fu capo partigiano in Liguria, a 20 anni. Abitò le pagine di un romanzo, “Il sentiero dei nidi di ragno”, che il suo amico Italo Calvino dedicò proprio a lui: «A Kim, e a tutti gli altri». Quando smise d’essere Kim e tornò negli abiti civili di Ivar Oddone, maturò in un medico del lavoro e, a Torino negli anni ’60 e ’70, con l’appoggio della Camera del Lavoro rivoluzionò la gestione della salute e della sicurezza nelle grandi fabbriche