Il nuovo cantiere

Mi sa che devo iniziare a scrivere.

Mi sa, anche, che ho finalmente capito il mio metodo di lavoro. Io mi sommergo sotto una montagna di materiali, libri, documenti, file. Una volta che l’ultima pietra è stata posta, e sono ben sepolto nella caverna di questo massiccio, inizio a cercare una via per uscirne, per tornare a respirare, e scavo labirinti in forma di scalette e architetture narrative.

Tutto questo non ha alcun senso, considerati lo stato di salute e gli interessi dell’editoria contemporanea.

Probabilmente non ha senso nemmeno per me. Farei meglio a bere Margarita sul bordo di una piscina.

Questa volta ho pure esagerato: oltre 200 libri letti, 323 file di appunti, 13 ipotesi diverse di architettura narrativa, 33 file di materiali e scalette organizzati per altrettanti capitoli. Per fortuna: 1 solo progetto operativo.

Con queste premesse, sarà il mio libro migliore o il mio più grande fiasco. Vada come vada, alla fine della traversata mi premierò con un Margarita.

Gennario Serio, “Il viaggiatore breve”

Il primo libro che ho letto di Gennaro Serio è Notturno di Gibilterra. Il titolo all’epoca in realtà era L’attività letteraria a Gibilterra nel secolo XXI, per uno dei manoscritti finalisti al Premio Calvino 2019. La giuria del premio, della quale ero membro, assegnò il primo posto a Serio, che poi avrebbe trovato il suo editore, L’Orma, con il quale ha pubblicato anche un secondo romanzo, Ludmilla e il corvo, e questo terzo Il viaggiatore breve, dove il lettore assiste a un salto di qualità rispetto ai pur notevoli precedenti, perché cultura, erudizione e giochi borgesiani labirintici qui servono con efficacia la bellezza della storia e della lingua, e il risultato è coeso e di grande livello. Sono felice di avere contribuito all’abbrivo di questo nuovo scrittore italiano.

L’utopia fertile della Colonia Cecilia

Coloni, pionieri, libertari e socialisti. Infine: poliamorosi. Dal vasto repertorio dell’anarchismo ottocentesco riemerge una vecchia storia che vale la pena di tornare a raccontare: quella della colonia Cecilia, la «comunità agricola sperimentale» fondata dal veterinario e agronomo italiano Giovanni Rossi (1856-1943) in Brasile, in una regione dell’attuale stato del Paraná.

Prosegue su il manifesto – Alias

Nel Panopticon di Mari

Ho pubblicato questo pezzo lo scorso 4 luglio su Nazione Indiana:

(…) Panopticon, un racconto di Michele Mari. Una fantasia sull’ideazione da parte del filosofo Jeremy Bentham del noto carcere a struttura circolare, dove un singolo custode può sorvegliare ciascun detenuto. La prima realizzazione di questa architettura della sorveglianza penitenziaria fu nell’isola pontina di Santo Stefano, Regno delle Due Sicilie, Basso Lazio, nel 1795. Ed è stato durante una visita a quel carcere borbonico che a Mari è venuta l’idea del racconto. Una breve indagine psicologica, si potrebbe dire, sulle motivazioni e pulsioni che avrebbero potuto animare l’ideatore del “carcere veditutto”.