Non sembra ma sono a buon punto

È dal 2002 che ragiono su questo progetto. Ho ripreso un racconto da un mio libro con l’idea di ampliarlo in un romanzo. Ho sempre pensato che quel racconto dovesse crescere. Prima di essere un racconto, era già l’idea di uno sforzo più vasto. Il 2016 l’ho passato tra archivi e biblioteche, salvo una pausa di qualche mese dovuta a un altro progetto. La prima parte del 2017 ancora studiavo, quando ho deciso di smettere: basta libri e ricerche, avrebbero potuto durare per sempre, erano forse anche una scusa per non iniziare a scrivere. Ho steso un indice, poi un indice…

Frammento

– E conosciamo le madri diacroniche; sono eterne, per paradosso, nei nostri server e storage, nelle nostre cartelle azzurre e gialle; abbiamo le immagini delle madri in molti formati, furono recuperate e scansite, interpretate, datate, attribuite, abbiamo il contesto di ogni sorriso, di ogni abito, delle ghirlande, dei calici, di nozze e battesimi; nella tinta seppia o noir le madri s’appoggiano ai tavoli, posano accanto ai vasi di margherite e gladioli, i loro gomiti chiari lambiti da mantili di bisso; le madri sono nelle abitazioni, sui monti, nei campi, sulle spiagge, nelle chiese, nei municipi; per paradosso, eterne in centinaia…

Considerazioni sulla paura

«AVEVO PAURA, COME TUTTI. Ma cercai di rendermi conto di che natura fosse questo sentimento così istintivo, di dove esso scaturisse, come agiva, che cosa lo portava a scomparire d’un tratto così come d’un tratto era entrato in me. La guerra mi diede tutte le risposte che io cercavo. Mi insegnò che la paura è, a suo modo, una dottrina dell’esistenza, una disciplina da imparare. […] Poi occorre saper convivere con la paura per evitare di esserne dominati. Convivere significa vivere insieme senza darsi troppo impaccio reciproco, anzi con un certo grado di disinvoltura. Sarebbe disastroso lasciarsi signoreggiare dalla paura….

Carlo Levi e il cielo di Roma

«Il cielo di Roma non è così alto come quello delle città del Nord, come quello grigio-azzurro di Parigi, che pare stendersi per infinite migliaia di leghe visibili in prospettiva sulle nostre teste, o come quello stranamente colorato di Londra, o quelli esotici e tempestosi d’America; ma è ricco, denso, popoloso, gremito di nubi barocche, pieno di curve mutevoli, appoggiato sulle case, sulle chiese e sui palazzi come una cupola fantastica che il vento fa girare e avvolgere, spaziando qua e là, seguendo bizzarro, come un cane che segue una pista, una sua aerea geometria, un suo mobile ritmo. […]…

Adesso c’è bisogno di dire

«Adesso c’è bisogno di dire. Lo capisco al volo. Stormi di rondini nell’aria. Nadja che vola. Ho bisogno di toccarla, forte. Devo sentire la carne, il becco, la squama d’ali. Le prendo una mano. Le premo un ginocchio. Le prendo la mano destra fra le mie mani destre. Non capisco più il verso delle cose, mi sfugge d’un tratto la piega degli eventi. È una piaga inenarrabile. Le tiro le dita, una a una, forte. La tiro fuori tutta, dal suo involucro di sposa in blu, O almeno vorrei. Faccio i capricci anch’io, finalmente. Le premo le dita sottilissime, fine…

Pasolini: nessuno di noi ha radici

1 luglio 1959 «Ho cenato con Pier Paolo Pasolini, per discutere sul romanzo Una vita violenta. […] Mi ha colpito come Pasolini fosse riuscito a raccontare le borgate romane dopo essere stato tanto intriso del Friuli. Dal dialetto romano al gergo romanesco. “Come hai potuto immedesimarti in due realtà tanto diverse? Quali sono le tue vere radici?”. La mia domanda prima lo diverte poi lo intristisce. Mi spiega con dialettica convincente tra paradosso e ragione che nessuno di noi ha radici. Quello delle radici è un luogo comune. “Nessuno di noi ha radici: chissà da dove veniamo. Le radici le…