La scuola che andò a fuoco

Più di trent’anni fa e quasi quaranta questo padiglione scolastico andò a fuoco. Una stufa di ghisa rimase accesa troppo a lungo. La maestra severa si distrasse tra i disegni e le ocarine dei suoi allievi, e poi uscì a controllare i maschi.

La maestra gentile giocava nel bosco con le bambine, e lei pure si distrasse. Nessuno s’accorse del fumo che iniziò a filtrare da ogni varco: dagli infissi delle finestre, dalle scuri e dal legno tarlato, da porte chiuse e socchiuse; mica solo dalla canna del camino!

Ma quando il bosco si riempì di caligine e del suo odore, ecco che scattò l’allarme. Le maestre corsero dentro al padiglione, che ospitava due classi. Trassero in salvo i bambini. Una fila di bambini venne fuori dalle ceneri. Uscì la bambina dai riccioli biondi. Uscì il bambino col flauto contralto Aulos. Uscì la bambina dai riccioli scuri col righello e la squadra.

Ogni bambino che usciva s’univa al coro degli altri bambini, testimoni dell’incendio nel bosco. Ma nessuno si fece del male. L’ultima a venir fuori dal fumo, come da una sorgente, fu la maestra cattiva. Portava i disegni dei bambini, non li aveva lasciati a bruciare. Forse non era così cattiva.

Questo, come dicevo, è successo più di trent’anni fa e quasi quaranta. Ora invece il padiglione è OK.

Il padiglione della Giacomo Leopardi, 3.2.2012