La nuova identità internazionale dell’estrema destra

“La transnazionalizzazione dei partiti e dei movimenti sociali illiberali – esordisce Caiani – non è un fenomeno nuovo, ma è certamente in accelerazione nel 21esimo secolo, ed è sempre più evidente in Europa. Questi soggetti non sviluppano solo reti transnazionali, ma le loro idee si diffondono oltre i confini grazie a internet e alle piattaforme di social media. Attori anti-immigrazione e anti-gender si riuniscono in eventi a livello internazionale, favorendo la diffusione di strategie e cornici interpretative escludenti, e contribuendo all’apprendimento reciproco. Finora la ricerca si è concentrata su temi specifici (odio per i migranti e per i diritti gender, singoli partiti e movimenti). Ma a questo punto credo che la sfida sia un’altra”.

PROSEGUE SU COLLETTIVA.IT

La violenza nell’era di Trump

Su Nazione Indiana, 26.1.2026 (Immagine di M. H. da Pixabay)

Molti hanno paragonato gli ‘squadroni’ di Trump alla Gestapo nazista o alle squadracce fasciste. Uso simile della violenza, analoga impunità paramilitare. I drappelli di agenti Ice che terrorizzano le comunità degli Stati Uniti, che rastrellano e uccidono al di là di qualsiasi controllo e autocontrollo, hanno una natura fascista, a me sembra innegabile, come è fascista l’impugnatura del presidente che li ha sguinzagliati. Ma ogni violenza politica ha la sua tradizione di riferimento. Per questo trovo molto convincente un ragionamento di Igiaba Scego. L’ha scritto su Instagram e lo riporto qui…

Le rivolte in Iran

Meno di un grammo d’oro. A questo equivale un mese del salario minimo di un lavoratore in Iran. Ma i lavoratori, in Iran, non riescono più a sopravvivere. Nel corso del 2025 il rial ha perso circa il 50% del suo valore rispetto al dollaro e, secondo i dati ufficiali, l’inflazione ha raggiunto il 52,6% a dicembre. Una crisi senza precedenti, di fronte alla quale il Consiglio supremo del lavoro, che di anno in anno aggiorna il salario minimo adeguandolo al costo della vita, ha in buona sostanza fatto finta di nulla. È così che scoppiano le proteste. Ed è così che, persino in un regime di ferro come quello degli ayatollah, le proteste diventano rivolte. Hanno cominciato negli ultimi giorni dell’anno. E non si sono più fermati. Lavoratori, commercianti, studenti universitari di numerosi centri urbani hanno dato vita a mobilitazioni coordinate, bloccando i centri principali e scendendo in piazza e nei campus. PROSEGUE SU COLLETTIVA.IT

Il caso spagnolo

In Italia la parola “Spagna” si pronuncia ormai con un tono che mescola invidia e ammirazione. Nonostante la fragilità e i numeri esigui in Parlamento, il governo di coalizione tra Psoe e Sumar sta facendo molto: il tasso di disoccupazione più basso dal 2007, una riduzione significativa della precarietà e un aumento dei salari reali. Alla luce di questi risultati, possiamo dire che il modello spagnolo rappresenta una via progressista in grado di coniugare crescita e giustizia sociale? Cioè è una sinistra di governo che funziona? Provo a rispondere, e a riepilogare il caso spagnolo, con l’aiuto del giuslavorista Antonio Baylos, professore emerito presso l’Università Castilla La Mancha.

PROSEGUE SU COLLETTIVA