Frammenti dei miei momenti su Nuovi Argomenti

Il numero 68, 2014 di Nuovi Argomenti ospita un mio frammento narrativo (Cantiere, ultima estate) che è parte del progetto cui lavoro in questi mesi. Non bisogna aver letto Koselleck per sapere, per provare dentro di sé, che la storia è anche futuro. Orientamento verso l’avvenire. Ipotesi, speranza, paura. Utopia. Più spesso, nella traduzione letteraria di questo sentire, distopia.

Ho scoperto che m’interessa ragionare su una serie di questioni. Ad esempio: che tipo di società avremo tra cento o duecento anni? Quanto a lungo sarà consentito vivere? Cosa e come saranno i corpi degli esseri umani? Fino a che punto si spingerà il cammino antropotecnico? Quali soluzioni politiche vestiranno (o denuderanno) il conflitto sociale ? Che aspetto avranno le città? Come funzioneranno i sistemi di welfare? Ve ne saranno ancora? Esisterà uno Stato sociale? L’ageing prolungato dell’essere umano, sul versante intimo, non causerà un sovraccarico di memorie e il desiderio di disfarsene (ricordi di fatti crudeli, di morte, di lutto) o, al contrario, il terrore di perderle, lo sforzo di conservarle nel cammino lungo della senescenza?

Buona parte di queste domande sono alla base della narrativa d’anticipazione, riconosco e rispetto il “clima” letterario nel quale il mio tentativo dovrebbe provare a inserirsi. C’è solo, da parte mia (insieme al rischio dell’epigono), la piccola sfida di offrire un flusso che contenga la storia avvenuta (vicenda umana biografica, storia privata) e la futura, che non separi il genere dal bisogno mio di raccontare anche ieri; sempre l’accaduto, le marce o virtuose radici di oggi.

Ho pensato che in questa storia tutti i personaggi debbano avere a che fare con la Storia: che la studino sui banchi dell’università, oppure la insegnino dal pulpito della cattedra, e che immancabilmente la proseguano vivendo in un tempo postumano. Essi stessi – i personaggi – daranno (vorrei che dessero) vita alla continuità del passato col presente e il futuro. Il Novecento dov’è la loro nascita séguita nei secoli posteri, emerge nell’epoca prossima consegnando grumi che non si smaltiscono né riciclano: messaggi d’amianto o di plastica dal secolo che non sa morire.

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