Reverso

Ora la trovano. In un fosso al lato dell’autostrada. Vicino a una città del nord. Nella malerba secca di gennaio. Tra le canne e la cicoria marcia ecco il suo non volto: non occhi, non bocca, non pelle; diranno: “sfigurato”. Sta lì da mesi. Nel corso del tempo (la decomposizione) ha perso la fisionomia. I suoi compagni: un corpo piccolo di donna anziana, capelli bianchi, abiti estivi (una camicia a fiori, pantaloni neri di cotone).

A dicembre la pioggia le accompagna il fango sulle caviglie. A novembre un topo le mangia il naso. A ottobre un corvo le becca le pupille. A settembre un gatto le miagola incontro e intimidito. Ad agosto i Tir spostano il vento e il vento le muove la camicia. A luglio un giovane straniero denuncia che la madre è scomparsa e non parla l’italiano e ha settant’anni e la demenza senile.

Ora sbatte la testa sulla pietra e sviene. Poco fa rotolava nel fosso. Poco prima è scivolata verso il fosso. Ora ha sete, fame, freddo. È una notte di giugno. Lascia l’area di servizio. S’allontana dall’asfalto. Prende uno sterrato. Non vede nulla. Non vede le cose né i ricordi. Pensa: e la spesa? e il cane? e mia madre?

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Le gemelle morte all’unisono

Maria C. era espansiva ed estroversa, sua sorella Ana C. era timida e riservata. Le due gemelle erano convinte che per loro la morte sarebbe arrivata nello stesso istante. O forse lo desideravano. A 76 anni Maria si ammalò. Viveva a Sincé nella provincia di Sucre, che sta in Colombia. La sorella, che abitava a Corozal, l’andò a trovare. Quando Ana tornò a casa, la colpì l’identico male di Maria. Alle 19.30 del sette marzo Ana C. muore in un ospedale di Corozal. I parenti chiamano Sincé per avvisare la sorella e apprendono che, alle 19.30 del sette marzo, anche Maria C. è morta.

Fonte: Adnkronos

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L’uomo che non era morto

Sei anni fa, nello stato indiano del Madhya Pradesh, Raju si presentò dalla polizia e chiese aiuto. L’uomo doveva provare d’essere vivo. Katra, il suo villaggio, l’aveva messo al bando perché lo riteneva morto. Raju si era ammalato e l’avevano ricoverato in un ospedale lontano dal villaggio. Ma un parente aveva avvisato familiari e compaesani che Raju non c’era più. Il villaggio aveva organizzato la cerimonia funebre. Tutti avevano pregato perché l’anima di Raju fosse in pace. Quando, dimesso dall’ospedale, l’uomo tornò a Katra, quello che vide furono fratelli in fuga da un fantasma, bambini terrorizzati, amici che si rinchiudevano in casa. Allora andò a protestare dal panchayat (il comitato del villaggio). E gli risposero: “Sta a te dimostrare che non sei morto”.

Fonte: Times of India, Adnkronos/Dpa, 16 gennaio 2006.