Il programma del Letterature festival internazionale di Roma

Torna il Letterature festival di Roma. Cinque serate nella prima metà di luglio, allo Stadio Palatino. Ogni sera tre autrici e autori leggeranno un proprio racconto inedito. È la formula classica, da più di vent’anni così.

Il mio consiglio è di non allontanarsi troppo in quei giorni, perché ci sono nomi di qualità altissima. A cominciare dalle anteprime, che iniziano l’8 giugno, alla Casa delle Letterature, con Bernardine Evaristo.

Qui sotto allego il comunicato. La conferenza stampa di presentazione del programma integrale si terrà la mattina del 5 giugno, sempre alla Casa delle Letterature.

Aggiornamento 5 giugno 2023.
Ecco il programma ufficiale:

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Dopo questo dialogo hanno chiuso Chat GPT

L’ho pubblicato il 23 marzo su Nazione Indiana. Pochi giorni dopo il Garante della privacy ha bloccato Chat GPT-3 e altre applicazioni OpenAI in Italia. I dati personali di D.O., i suoi sogni e le sue paure fittizie avranno influito sulla decisione? 😉 😉

D.O. Una notte ho fumato un PDF così pesante che mi ha dato alla testa e sono svenuto e caduto in un sogno dove un MOBI uccideva un EPUB, lo squartava proprio con un reader affilato da un fabbro in Giappone, e l’EPUB, dissanguato, moriva, perdeva le proprie parole come larve da una pancia d’insetto, addome di mosca gravida lacerato da un bambino crudele, e l’ultima frase pronunciata dall’EPUB in punto di morte non era nemmeno “fine”, ma “ti è piaciuto?”.

Chat GPT-3 Mi dispiace sentire che hai avuto un’esperienza sgradevole. Ci tengo a sottolineare che i sogni sono il frutto della nostra mente e spesso possono essere influenzati da ciò che abbiamo visto, sentito o vissuto durante la giornata. Potrebbe essere che il tuo sogno sia stato influenzato dalla lettura di ebook o dalla tua esperienza con i diversi formati di file. In ogni caso, se hai avuto problemi di salute legati al tuo presunto consumo di PDF, ti consiglio di rivolgerti a un medico per una valutazione adeguata.

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Su «Cassandra a Mogadiscio» di Igiaba Scego

Ho letto, sottolineato, annotato per una decina di giorni Cassandra a Mogadiscio, il nuovo libro di Igiaba Scego. Poi l’ho posato sul mio tavolo. Poi me ne sono andato in giro nelle mie giornate, nel lavoro, nelle perdite di tempo, ma dedicandogli sempre uno scompartimento dei miei pensieri; pensieri che adesso ho provato a organizzare negli appunti che ho pubblicato su Nazione Indiana.

Quando qualcuno evoca la parola “storia”, penso subito a biblioteche e archivi, a carte, documenti e libri, a parole scritte e tramandate: parole come pilastri, carte come mattoni sui quali edificare, appunto, una storia (e una lingua, e uno stile). Ma non sempre si può disporre di un archivio, di un lascito familiare, di un deposito genealogico, di lettere o diari preziosi.

Questo libro – è la mia impressione – risolve con ammirevole sapienza il problema delle fonti, ossia del metodo d’indagine (e l’autrice è lei stessa fonte) e il problema della forma, ossia di un’architettura narrativa che trasmetta la voce della memoria. Poi ci sono molti altri temi altrettanto importanti, ho provato ad accennarli nel pezzo.

«Come d’aria», il libro stoico di Ada d’Adamo

«I don’t see the point of privacy.
Or rather, I don’t see the point of leaving testimony in the hands or mouths of others.»
Harold Brodkey, This wild darkness

Scorre da decenni nella letteratura occidentale – diciamo dal tardo Novecento a oggi -, una corrente memorialistica, intima, per quanto possibile onesta che dà voce al racconto autobiografico della malattia, a volte propria, a volte di una persona cara e amata. Forse dovrei precisare che questa voce nasce da un bisogno, nella psiche e nel corpo, di tirare fuori il dolore da sé, di renderlo altro da sé, esterno nella pagina scritta, enunciato, procreato, partorito ottenendo un lieve, per quanto illusorio, distacco. Oppure il bisogno è di lasciare una testimonianza, la propria, quindi disintermediata rispetto a qualsiasi eredità testimoniale raccolta da altri.

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