Facciamo una rivoluzione: dal sistema delle sbarre al sistema dell’accoglienza

L’Italia e l’Europa hanno costruito un sistema di sbarre. Le inferriate che l’Italia “offre” ai migranti possono essere zavorre smagliate e inerti, che ti portano a fondo nel mare di Sicilia. Nel divieto del soccorso. Nella criminalizzazione del rifugio. Nella disattenzione dilettante persino del controllo poliziesco prescritto. Oppure esistono sbarre possenti che non lasciano uscire. La detenzione dei Cie. Come questo qui sotto, a Ponte Galeria.

Un ragazzo somalo

Un milione d’anni fa ecco Mohamed. Fuggiva da Mogadiscio per salvarsi la vita. Lo rinchiudevano cinque mesi a Ganfuda prigione libica di Bengasi e «il direttore della prigione si chiama Ibrahim, lui ha deciso che se vuoi essere libero devi pagare denaro». Mescolava la scabbia, le zecche, i soldi, la libertà, confezionava la vela, costruiva la zattera e «c’è questa grande nave» e «noi eravamo 260» e «qualcosa del genere» e «troppa gente». Ma: Portopalo. Ma: un’ascesa. Verticale. Verso Perugia. Cammino nel sacrosanto diritto del profugo a vivere. Fabrizio Ricci raccolse la storia nel video. Mohamed raccontò, mostrò, spiegò. Era…