Linkiesta su Città distrutte

Versi impressi, Linkiesta, 11 giugno 2012

Clelia Verde, Biografie infedeli

Questo “non salvarsi” di Mario Benedetti, che rimane un imperativo categorico per chiunque voglia vivere o scrivere degnamente, aleggia su Città distrutte di Davide Orecchio, collezione (edita da Gaffi) di «sei biografie infedeli» (personaggi immaginari composti attingendo a fonti di personaggi reali); esordio letterario di uno storico (o, forse, storico esordio di un letterato) appena insignito del premio Mondello. Per l’autore è una delle preferenze letterarie manifestate tra le righe (e l’eroina argentina del folgorante racconto iniziale s’appassiona proprio all’opera di Mario Benedetti). Il non salvarsi del poeta uruguayano è come il principio di una narrativa mai facile, che ama e segue i suoi non/eroi proprio nel momento in cui si rassegnano e si lasciano vivere fino alla morte, macerie umane struggenti e vere. Una narrativa che riesce a illuminare i fatti con la luce mesta e fredda del “è accaduto, riaccadrà” e a presentarceli come se si svolgessero in un ambiente scarno e infausto. Siano essi drammatici, sublimi, banali o ripetitivi, tutti i fatti sono impregnati da questa luce amara. È la scrittura il tutto; è la scrittura a nobilitare il “normale”, a non rendere retorico l’eroismo, a entrare dentro, a scandagliare l’essere umano e a rivoltarlo in tutti i suoi aspetti più intimi e contraddittori. Il collegamento, poi, a fatti e documenti reali, più o meno labile e più o meno veritiero (bello il sistema delle citazioni), sconcerta il lettore, lo proietta in una dimensione metanarrativa che crea dipendenza. Le biografie di Orecchio sono poetiche e questo poeticamente abitare rende i protagonisti lontani da quel fallimento cui le loro vite vanno inesorabilmente incontro. La bellezza delle rovine? Non servire più a nulla, scriveva Fernando Pessoa ne Il libro dell’Inquietudine. Orecchio va oltre: costruisce un giardino inglese sulle rovine vere o finte dei suoi personaggi. Tira via le erbacce, semina, drena, usa i suoi ruderi come sostegno per i rampicanti. Crea rogge dove convogliare il tempo, questa ossessione che vedremo scorrere all’infinito in modo naturale, ora impetuoso ora disperso in mille rivoli. Come uno stato d’animo. Visto dall’alto il libro di Orecchio non è un cumulo di rovine ma un’oasi nel panorama letterario nostrano, dove gli innesti tra reale e immaginario sono tutti andati a buon fine.

Repubblica sul Mondello a Città distrutte

Repubblica, 6 giugno 2012

Annarita Briganti, Albinati, Di Paolo e Orecchio vincitori del Mondello

Davide Orecchio, esordiente con la raccolta di racconti Città distrutte (Gaffi), vince la 38esima edizione del Premio Mondello. Gli altri vincitori, annunciati ieri a Milano, sono Paolo Di Paolo con il romanzo Dove eravate tutti (Feltrinelli) e Edoardo Albinati con il memoir Vita e morte di un ingegnere (Mondadori). Nomi nuovi e nuove regole volute dagli organizzatori Ernesto Ferrero e Giovanni Puglisi (Fondazione Sicilia). Il SuperMondello, a Palermo a fine novembre, sarà assegnato da una giuria di 240 lettori forti, clienti di una ventina di librerie indipendenti (Arion a Roma, Hoepli a Milano) e megastore (Feltrinelli a Genova, Ubik a Cosenza). Nella stessa serata 100 studenti palermitani nomineranno il vincitore del Mondello Giovani. Emanuele Trevi, Massimo Onofri e Domenico Scarpa, membri della giuria tecnica, hanno scelto i vincitori all`unanimità. «Per la prima volta abbiamo lavorato senza le pressioni degli editori», rivela Trevi. «Basta con la corruzione dei premi».

Orecchio ci ha messo tre anni per pubblicare queste biografie infedeli di personaggi realmente esistiti: il fondatore dell’università di Berlino, un regista russo, una desaparecida argentina. «Talento rozzo e raffinato», lo definisce Scarpa. Gli altri due vincitori segnano il ritorno sulla scena letteraria del padre. Dov’eravate tutti, dov’erano i padri, mentre i ventenni si smarrivano nel ventennio berlusconiano: Di Paolo risolve il conflitto generazionale con la ricerca di maestri e dedica il Mondello a Antonio Tabucchi. L’ingegnere del titolo di Albinati era suo padre. Il Premio Critica letteraria va a Salvatore Silvano Nigro per Il principe fulvo (Sellerio), biografia di Tomasi di Lampedusa. Tutti ricevono 3.500 euro, più 2.500 euro a chi si aggiudicherà il SuperMondello.

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