L’8 settembre su Nazione Indiana

Dieci anni fa, su Nazione Indiana, pubblicai un pezzo tra invenzione e ricostruzione dedicato al 25 aprile di mio padre. Lavoravo da tempo sulla vita della persona dalla quale provengo, vita che, tra adesione al fascismo, riscatto nella Resistenza e nel comunismo, conoscevo molto poco. Avevo pubblicato un racconto-biografia infedele su di lui nella mia prima raccolta edita, e stavo proseguendo il lavoro. Oggi ho pubblicato un racconto sull’8 settembre.

Quell’8 (e 9) settembre 1943 a Roma propone uno dei pochi episodi che mi raccontò addirittura mio padre, sempre avaro e muto riguardo al proprio passato. Quindi ne ho potuto scrivere anche basandomi sulle sue memorie. In particolare le immagini di piazza Colonna, i gruppetti nella Galleria, un oscuro scrutarsi reciproco per capire chi sarebbe rimasto coi fascisti, chi sarebbe fuggito, chi andava a combattere con gli antifascisti. Mio padre, sottotenente dell’esercito, arrivava a Roma da tre campagne belliche, l’ultima in Sicilia, persa pochi giorni prima, era vivo per miracolo, era stanco e vecchio, aveva ventotto anni, ormai odiava il fascismo, insomma era pronto, come tanti insieme a lui, e lo attendeva l’unica guerra giusta che avrebbe combattuto, la Resistenza a Roma. La diagnosi del fascismo quale malattia politica era in lui ormai consolidata, ma potremmo immaginare l’8 settembre (e il periodo a seguire) come il momento nel quale mio padre, chirurgo e paziente, estirpò definitivamente il male da sé. Dall’onestà e accuratezza di questa operazione di defascistizzazione (di mio padre e di tutti gli italiani e le italiane come lui) sarebbe dipeso il futuro del nostro Paese. 

Com’è andata a finire? Così così, mi sento di dire, visto che al governo, mentre scrivo, ci sono gli eredi della cultura politica fascista. È una storia ancora aperta, titolo appunto scelto nel romanzo che ho scritto per raccontarla; i brani che seguono vengono da lì, anche se formattati diversamente rispetto all’originale, sistemati in a capo come se fosse una poesia, più che altro per aiutare la lettura digitale. 

Siamo a Roma, la mattina dell’8 settembre, e Pietro Migliorisi (alter ego di mio padre), aggirandosi per Prati, il quartiere delle caserme, ascolta una voce alla radio…