Sembra un Carlo Cafiero del terzo millennio, con quella barba da militante della Prima internazionale. Invece è il nuovo sindaco di New York. Zohran Mamdani, 34 anni, ha stravinto le elezioni per il governo della grande Mela. Non si è limitato a surclassare il suo sfidante Andrew Cuomo, ex governatore democratico ridotto a correre da indipendente. Ha fatto di più. Con oltre un milione di voti, Mamdani ha raccolto più consensi di tutti gli altri candidati messi insieme. E nel suo primo victory speech nella notte di Brooklyn si è presentato con queste parole: “Sono giovane. Sono musulmano. Sono un socialista democratico e, cosa più grave di tutte, mi rifiuto di scusarmi per tutto questo”.
Ho pubblicato su Nazione Indianaun’inchiesta sul “sentimento” della Resistenza, e le sue celebrazioni, uscita nel 1970 su Paese Sera. Un’altra epoca. Quando parlare di guerra civile era ancora politicamente, e storiograficamente, un gesto reazionario. In piena esplosione di eventi planetari o locali che oggi sembrano ancora più lontani della stessa Resistenza: la conquista dello spazio, il Vietnam, il movimento studentesco e operaio dopo il ’68, l’esistenza di un partito comunista italiano. È un piccolo documentostorico scaturito dal lavoro di una giovane giornalista, Oretta Bongarzoni che, per inciso, mi aveva messo al mondo da pochi mesi.
Pubblico questo suo articolo in una settimana sempre complessa per me che si apre col giorno della sua nascita (oggi, 3 novembre 1939) e si chiude col giorno della sua morte (9 novembre 1995). Sono quindi trent’anni esatti dalla morte di mia madre e qualcosa dovevo fare per ricordarla “pubblicamente”. Addiopiacendo tra un paio di mesi compirò gli anni che aveva mia madre quando morì, e inizierò a superare la sua ultima età. Non ha visto quasi nulla della mia vita e io non ho potuto accompagnare il prosieguo della sua. Avrei voluto vedere mia madre divertirsi molto più a lungo. Fu giornalista negli anni ’60-’80, in un ambiente professionale e in un tempo storico di dominio maschile. Faceva i turni di notte al giornale e una mia maestra la convocò pensando che fosse una prostituta. Per dire dei tempi. Era invece redattrice, breadwinner, capofamiglia. Oggi voglio ricordarla col rispetto che merita.
Diceva il saggio: “I refuse to join any club that would have me as a member”. Ma questo club di lettura ha un solo membro, e mi tocca accettarlo. È lui a dettare le regole riguardo la scelta dei libri dei quali brevemente e intempestivamente (una volta al mese… una volta all’anno…) parla; e non è detto che siano freschi di stampa.
Per me (imho, si sarebbe scritto in un’altra epoca) tirare fuori una serie radiofonica su Fernand Braudel, di questi tempi, è un’idea non solo geniale ma molto utile. Lo sta facendo RadioTre su Pantheon, con una serie in quattro puntate (o podcast) ideata dalla Sisem – Società Italiana per la Storia dell’età moderna e curata dalla Commissione Comunicazione coordinata dalla storica Lisa Roscioni, che conduce anche in studio. Le puntate si ascoltano ogni domenica, dal 21 settembre, dalle 18.00 alle 18.30, e si riascoltano al link.