La prima copia

Storia aperta, romanzo Bompiani, esce il 15 settembre. Il 9 settembre ho ricevuto la prima copia. Una coincidenza non da poco. Un altro 9 settembre, quello del 1943 – il giorno dopo l’armistizio, il giorno delle scelte – sta nel centro del libro e cambia la vita del protagonista. Spero di averla raccontata bene, questa vita. Mi ha illuminato e motivato a studiare, e poi a scrivere, per molti anni. È impressionante che non mi faccia più compagnia, che non sia più un progetto. È lì sopra al tavolo, anche un po’ inerme, e fuori da me.

Risolvere un padre

Il primo settembre del 1915, 106 anni fa, forse intorno a quest’ora, nasceva il signore nelle foto. Mio padre. Quando era vivo, non capivo nulla di lui. Ed era un po’ un torturatore. Aveva il problema di non riuscire a fare del bene alle persone cui voleva bene. Ma che le amasse e fosse amato da loro è certo. Dopo la sua morte, infatti, quell’amore è resuscitato. Non si può odiare un morto, soprattutto se da vivo ti ha amato. Ma conoscere un padre morto è possibile? Cioè capire qualcosa di lui. Si può? Lasciò, mio padre, milioni di parole. Milioni e milioni di parole. Scritte. Lasciò la sua storia. È stato il suo regalo per chi è rimasto. Un dono pesante che può anche schiacciarti. In una delle foto mi guarda e spara. Sembra sfidarmi. “Prova a risolvermi, se sei bravo. Spara prima di me”. Ma come fai a risolvere un padre? Io comunque non gli ho mai sparato, e non sparo neanche adesso. Invece ho studiato le sue parole. Molto, e a lungo. E ho fantasticato sulla sua vita impressionante. Questo padre ho deciso di risolverlo così, ringraziandolo: per avermi lasciato tanto da studiare e da immaginare. L’ho risolto studiandolo. Sono andato a conoscerlo. Credo che ci siamo fatti un regalo reciproco. E abbiamo deposto le armi. Un morto e un vivo possono anche parlarsi. Piccoli miracoli tra esseri umani.

Un dialogo con David Peace

Il privilegio di un dialogo con David Peace, meraviglioso scrittore: a lui ho rivolto questioni che riguardano soprattutto la trilogia di Tokyo, che con Tokyo riconquistata si conclude.

L’autore britannico completa un impressionante progetto letterario che ridefinisce i limiti del romanzo storico e del romanzo criminale. Abbiamo discusso del suo stile, dell’«infezione civile» che la storia porta con sé nel presente, quando il passato resta irrisolto, privo di giustizia.

Tra i temi convocati da Peace o emersi nella conversazione: la ricerca della verità, i modelli letterari, la strategia della tensione, l’importanza di Leonardo Sciascia, il rapporto con le fonti, la profonda intenzione morale della sua narrativa.

Ringrazio il sito di Internazionale per avere ospitato questo dialogo.

1949. La salma di Sadanori Shimoyama, dirigente delle ferrovie giapponesi, portata via dai binari. Al mistero della sua morte, che sconvolse il Giappone ancora occupato, è dedicato «Tokyo riconquistata» di David Peace. (Per gentile concessione dell’editore)

«Dal 2011 ho cominciato a insegnare all’università di Tokyo. Uno dei miei primi corsi s’intitolava ‘Scrivere storia’ e comprendeva Sebald, tra gli altri. Quindi per molti anni mi sono occupato di come scriviamo la storia. Credo di avere raggiunto questo livello di riflessione abbastanza naturalmente dopo avere scritto i libri del ciclo Red riding e soprattutto GB84, che racconta in modo dettagliato un evento storico, lo sciopero dei minatori britannici del 1984-85, che riguardò centinaia di migliaia di persone. La domanda che mi pongo continuamente è: come possiamo raccontare nel modo migliore queste storie del nostro passato recente? La fiction è la forma più adatta e corretta? E se è così, allora quali sono le strutture che più di altre mettono in discussione la “verità ufficiale” e riescono a illuminare “l’altra verità”?».

P.S. ottobre 2021. La conversazione è stata anche pubblicata integralmente qui: Siamo tutti cannibali. Conversazione con David PeaceL’Indice dei libri del Mese, ottobre 2021.