Premio Zerilli-Marimò


Dalla pagina cultura di Repubblica, 31 luglio 2012

«Sono stati scelti i candidati al premio “Zerilli-Marimò City of Rome 2012”, che dal 1998 valorizza la letteratura italiana in America grazie alla collaborazione tra le istituzioni culturali di New York e la Casa delle Letterature di Roma. In corsa Marta Baiocchi (Cento micron, minimum fax); Chiara Gamberale (Le luci nelle case degli altri, Mondadori); Nicola Gardini (Le parole perdute di Amelia Lynd, Feltrinelli); Simone Lenzi (La generazione, Dalai); Marco Malvaldi (La carta più alta, Sellerio); Marco Missiroli (Il senso dell’elefante, Guanda); Davide Orecchio (Città distrutte, Gaffi); Walter Siti (Resistere non serve a niente, Rizzoli); Paola Soriga (Dove finisce Roma, Einaudi) e Pierpaolo Vettori (Le sorelle Soffici, Elliot). La cerimonia di premiazione si svolgerà a novembre a New York.»

L’Espresso, il libraio Rino De Martino consiglia Città distrutte

L’Espresso, 26 luglio 2012.
Il consiglio del libraio Rino De Martino (Libreria Treves, Napoli).

Il libro raccoglie “sei biografie infedeli”, coniugando ambientazioni e fatti veri con squarci di immaginazione. Le vite narrate si ambientano quasi tutte nel Novecento. Paradossalmente, la fantasia dell`autore valorizza i dati storici, creando dei personaggi ancora più veri del reale. Uno scrittore di talento, pubblicato da una piccola casa editrice. Dopo aver conquistato i giurati del Premio Mondello, il libro potrebbe raggiungere un ampio pubblico di lettori.

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Giuseppe Giglio su Città distrutte

Giuseppe Giglio, L’immaginazione che rende giustizia al vero, La Sicilia, 18 luglio 2012.

«Leggere una pagina di Cechov è come mettere l’occhio su un vetro nitidissimo e guardare sotto scorrere la vita», diceva la Ortese. E si vede proprio scorrere la vita, a posare l’occhio sulle pagine di Città ditrutte. Sei biografie infedeli (Gaffi), dell’esordiente Davide Orecchio. Racconti infedeli, come recita il sottotitolo: perché Orecchio, narratore con solide basi storiche, ha compiuto un felice tradimento sugli eterogenei materiali d’archivio compulsati. Si è cioè mosso tra documenti e immaginazione, i documenti aiutando a rendere probante l’immaginazione, per dirla con Sciascia. Sotto la lente della letteratura, ovvero di una finzione che smaschera finzioni: per mostrare la vita vera, vissuta. E Orecchio prova a raccontare l’uomo inventando, costruendo biografie (vengono facilmente in mente Lazzarillo de Tormes, Borges, Bolaño). Nel segno del debenedettiano personaggio-uomo: quello che a ciascuno di noi sempre può somigliare. E che il narratore restituisce con un’azzeccata metafora, la città distrutta: «Certo, sono una città distrutta. Se Dio vuole, la storia è fatta di città distrutte e poi ricostruite», confessa la poetessa Betta Rauch (che scrive tutta la vita, senza pubblicare nulla), uno dei personaggi che animano il vividissimo teatro della memoria di Orecchio. Il quale pone i propri personaggi, le loro vite, davanti alla Storia. Ed essi ne escono sconfitti, devastati, inadeguati, irrisolti. Continua a leggere “Giuseppe Giglio su Città distrutte” →