L’Espresso, il libraio Rino De Martino consiglia Città distrutte

L’Espresso, 26 luglio 2012.
Il consiglio del libraio Rino De Martino (Libreria Treves, Napoli).

Il libro raccoglie “sei biografie infedeli”, coniugando ambientazioni e fatti veri con squarci di immaginazione. Le vite narrate si ambientano quasi tutte nel Novecento. Paradossalmente, la fantasia dell`autore valorizza i dati storici, creando dei personaggi ancora più veri del reale. Uno scrittore di talento, pubblicato da una piccola casa editrice. Dopo aver conquistato i giurati del Premio Mondello, il libro potrebbe raggiungere un ampio pubblico di lettori.

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Giuseppe Giglio su Città distrutte

Giuseppe Giglio, L’immaginazione che rende giustizia al vero, La Sicilia, 18 luglio 2012.

«Leggere una pagina di Cechov è come mettere l’occhio su un vetro nitidissimo e guardare sotto scorrere la vita», diceva la Ortese. E si vede proprio scorrere la vita, a posare l’occhio sulle pagine di Città ditrutte. Sei biografie infedeli (Gaffi), dell’esordiente Davide Orecchio. Racconti infedeli, come recita il sottotitolo: perché Orecchio, narratore con solide basi storiche, ha compiuto un felice tradimento sugli eterogenei materiali d’archivio compulsati. Si è cioè mosso tra documenti e immaginazione, i documenti aiutando a rendere probante l’immaginazione, per dirla con Sciascia. Sotto la lente della letteratura, ovvero di una finzione che smaschera finzioni: per mostrare la vita vera, vissuta. E Orecchio prova a raccontare l’uomo inventando, costruendo biografie (vengono facilmente in mente Lazzarillo de Tormes, Borges, Bolaño). Nel segno del debenedettiano personaggio-uomo: quello che a ciascuno di noi sempre può somigliare. E che il narratore restituisce con un’azzeccata metafora, la città distrutta: «Certo, sono una città distrutta. Se Dio vuole, la storia è fatta di città distrutte e poi ricostruite», confessa la poetessa Betta Rauch (che scrive tutta la vita, senza pubblicare nulla), uno dei personaggi che animano il vividissimo teatro della memoria di Orecchio. Il quale pone i propri personaggi, le loro vite, davanti alla Storia. Ed essi ne escono sconfitti, devastati, inadeguati, irrisolti. Continua a leggere “Giuseppe Giglio su Città distrutte”

Andrea Carraro su Città distrutte

Conquiste del lavoro, 14/15 luglio 2012. Andrea Carraro, La violenza della storia
Città distrutte, è il romanzo d’esordio di Davide Orecchio: i suoi personaggi appaiono tutti segnati da una ferita insanabile.

“Città distrutte – Sei biografie infedeli” (Gaffi) di Davide Orecchio è davvero l’esordio-rivelazione dell’anno e lo dimostrano le bellissime recensioni che ha avuto (Giglioli, Marchesini, Guglielmi ecc.) e i premi che ha vinto (a tutt’oggi Mondello, Napoli, Volponi). E’ un libro importante e necessario perché ha una lingua pulitissima, priva di smagliature, severa, a suo modo già classica. E’ necessario perché Orecchio con questo libro ha inventato un genere, e scusate se è poco, “la biografia inventata”, la “biografia contraffatta” potremmo dire anche e non saremo ugualmente lontani dalla verità. La confezione della biografia permette all’autore di calibrare le distanze con l’oggetto della sua rappresentazione nel modo che gli è più congeniale di storico più che di giornalista.

Devo dire che io fra tutte le 6 biografie infedeli di Orecchio prediligo quella ricalcata sulla vita di Tarkovskij con il suo malinconico finale in Italia e le immagini potenti direi fiammeggianti, cariche di pathos e di violenza anche compressa, della Russia stalinista e poststalinista. Ma anche il ritratto della donna sotto la dittatura argentina, Ester Terracina, ci sembra degna di restare nella memoria, con la lotta politica, la clandestinità, le umiliazioni del carcere, la tortura. E anche il racconto casto e intenso della poetessa che non pubblicherà mai una poesia, Betta Rauch, che è poi la mamma dello scrittore, autrice di splendidi versi.

Le storie di Orecchio appaiono subito leggendarie, e in quelle meglio riuscite la biografia eternizza il personaggio e lo rende “mitico” cioè in qualche modo “immortale”. “Città distrutte” è anche a ben vedere un perfetto risultato della postmodernità in quel suo disegnare-ricalcare-reinterpretare il genere e metterlo a reagire con la Storia, quella con la s maiuscola. Continua a leggere “Andrea Carraro su Città distrutte”