Sul Romanzo recensisce Città distrutte

Domenico Calcaterra, “Città distrutte. Sei biografie infedeli” di Davide Orecchio Appare ormai chiaro come i narratori italiani abbiano ancora qualcosa da dire quando, liberi dai legacci di uno sperimentalismo che, nelle migliori delle ipotesi, diviene sinonimo di mera esasperazione linguistica o giovanilismo a buon mercato, riescono a svicolare da schemi logori e corrivi. Così è per Città distrutte dell’esordiente Davide Orecchio (Gaffi, 2012), uno dei libri senz’altro più importanti e singolari di questa stagione, insieme a Qualcosa di scritto di Emanuele Trevi. Due “romanzi” nel segno dell’ibridazione delle forme. Che, se Trevi compie l’operazione di appaiare critica letteraria e racconto, ripartendo…