Qualche volta ho incontrato Lou Reed

In una balera di Stromboli che si chiamava la Nassa e chiudeva sulle note di Take a walk on the wild side. Quello era un lento. Le luci-scintilla. Le stelle. Il vulcano. Lou era una voce fraterna. Che entra in casa, ha la chiave, e ti mostra la vita selvaggia. Il fratello maggiore spesso ha in tasca una canna e l’accende per te. In un disco ruggente di chitarre fracasso e poi chitarre arpeggio e riff di cotone, dove Lou rinasceva mentre il Muro cadeva e lui cantava New York. In un teatro romano che si chiamava Brancaccio, dove Lou…