Confutazione del Loden

Forse è tempo che qualche tailorguru mi spieghi (ci spieghi) da dove trae origine la rispettabilità del Loden e perché questo soprabito – del quale non nego eleganza e bellezza, quando lo portano persone comuni – vesta con puntuale uniformità tanto potere e tanta politica nostrani. Perché proprio il Loden? Perché così tanti Loden nel corso degli anni, dei lustri, dei decenni indosso alle nostre élites? Qual è il segreto del suo salvacondotto? Cosa garantisce questo immarcescibile capospalla?

Io un’idea me la sono fatta, ed è questa: il Loden che veste il potente, tanto per cominciare, mi sta antipatico; perché protegge, perché nasconde ogni difetto nella sua assenza di lineamento. Il Loden è la maschera perfetta, il nascondiglio ideale. Nel suo non aderire al corpo che cela crescono caverne, tunnel e passaggi, ripostigli capienti per ogni gesto o pensiero impresentabile. Dentro a un Loden potrebbe allignare anche un maniaco, e nessuno se ne accorgerebbe.

Questo cappotto di lana cotta è dunque l’indumento che meglio interpreta la dissimulazione? È possibile. I potenti di altre epoche e di antichi regimi non temevano di mostrare il proprio corpo. Lo rivestivano di abiti attillati che esibivano le curve dei glutei, la grossezza delle cosce e le forre pelviche. Erano tutti in mostra. Ma solo per pochi cortigiani. Non avevano l’occhio dei mass media su di sé. Oggi invece il potente deve difendersi, ripararsi: ecco perché l’armatura del Loden. Forse non c’è nulla di cui vergognarsi, lì sotto. Ma noi non possiamo saperlo. Perché non possiamo vederlo.