Della tolleranza

Lo scorso 24 gennaio il Festival delle scienze di Roma (quest’anno dedicato all’Ignoto) ha ospitato una lezione del filosofo inglese Simon Critchley: «Il pericolo delle certezze» – questo il titolo – quasi interamente dedicata a Jacob Bronowski (1908 – 1974), un matematico e letterato britannico di origine polacca che ebbe un enorme successo all’inizio degli anni ’70 col programma di divulgazione scientifica “The Ascent of Man”, trasmesso in tv dalla Bbc. La lezione di Critchley riprende in parte un suo articolo pubblicato nella rubrica “The Stone”, che tiene sul New York Times (per chi volesse leggere, ecco il link).
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«Da bambino», ricorda Critchley (qui riporto solo una sintesi già pubblicata sul sito dell’Auditorium) «seguivo una straordinaria serie di documentari scientifici intitolata “The Ascent of Man”, condotta dal dottor Jacob Bronowski. L’episodio 11, intitolato “Conoscenza o certezza”, cominciava con queste parole: “Uno degli obiettivi delle scienze fisiche è sempre stato fornire un quadro reale del mondo materiale. Nel Novecento, una delle conquiste della fisica è stata la dimostrazione che tale obiettivo è irraggiungibile”».

— Radio3 Scienza (@Radio3scienza) 24 Gennaio 2015

«Per Bronowski», prosegue Critchley «non esiste una conoscenza assoluta e chiunque lo afferma – che sia uno scienziato, un politico o un religioso – spalanca le porte alla tragedia. Ogni informazione scientifica è imperfetta e dobbiamo trattarla con umiltà. Lo stesso vale, a suo avviso, per la condizione umana. Ciò condiziona quel che possiamo sapere, ma è anche, soprattutto, una lezione morale. (…) Tutto ciò implica anche un’importante conseguenza di carattere morale: non bisogna mai giudicare gli altri sulla base di una concezione assoluta e quasi divina della certezza. Tutta la conoscenza, tutte le informazioni che circolano tra gli esseri umani, possono essere scambiate soltanto all’interno di ciò che potremmo chiamare “un gioco di tolleranza”, sia nel campo della scienza, che della letteratura, della politica o della religione».

“La conoscenza umana è personale e implica responsabilità, è un’avventura senza fine ai margini dell’incertezza” (Bronowski).

«Il rapporto tra essere umano e natura e quello degli esseri umani fra loro può avvenire solo entro i confini di una certa tolleranza. Al contrario, ostinarsi sulle certezze porta ineluttabilmente all’arroganza e ai dogmi basati sull’ignoranza» (Critchley).

Alla fine dell’episodio tv Bronowski entra nel campo di sterminio di Auschwitz, dove ha perso gran parte della sua famiglia (Critchley ha mostrato il video durante la lezione). Bronowski cammina nel campo. Nel frattempo spiega:

“Qui è dove le persone furono trasformate in numeri”.

Si avvicina alla pozza dove venivano gettate le ceneri. Nel frattempo spiega:

“Non fu opera del gas, ma dell’arroganza, del dogma, dell’ignoranza. Quando le persone credono di possedere la conoscenza assoluta, è così che si comportano. Questo è quello che fanno gli uomini, quando aspirano alla conoscenza degli dei”.

“Dobbiamo curarci dal desiderio di conoscenza assoluta e potere”.

Bronowski entra coi piedi nel fango. S’inginocchia. Raccoglie il sedimento dello sterminio. Nel frattempo spiega:

“Dobbiamo toccare le persone”.

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La lezione della tolleranza, dell’accoglienza, del dubbio: cosa c’è di più importante in questi tempi di fondamentalismo, fascismo strisciante, dottrine economiche, politiche, pseudoreligiose fondate sulla presunzione e sull’odio? “Dobbiamo toccare le persone”. Ascoltarle. Con umiltà. Questa lezione non arriva da una qualche superiore civiltà umana geograficamente collocabile. Viene da un matematico polacco immigrato in Inghilterra.