Mariupol nel corso del tempo

1919

«Una sera Matilda e Tonja stanno alla finestra e parlano sottovoce. Di nuovo manca la corrente e nella stanza arde solo la fiamma vacillante di una lampada a petrolio. Da lontano si odono degli spari. “Pregate, bambini”, dice Matilda “pregate che non vengano gli uomini cattivi”. […] Poco dopo qualcuno cerca di sfondare la porta di casa. È di quercia massicia, ma la violenza dei colpi non lascia dubbi sul fatto che i cardini non terranno. Matilda apre. Due uomini in abiti civili, armati di fucili, baionette e pistole, si precipitano dentro. Bestemmiando aggrediscono Matilda e pretendono soldi, oro, brillanti. Matilda afferma di non avere più niente, giura che le hanno già portato via tutto, ma naturalmente non le credono. Gli uomini mettono sottosopra la casa, in cantina aprono le conserve con le baionette, convinti che vi si nascondano dei tesori. Non trovando nulla, si arrabbiano sempre più. “Dormite, bambini, dormite” dice alla fine uno di loro, e ordina a Matilda di mettersi al muro. Poi le punta contro la pistola. Matilda non dice una parola, non grida, non si ribella, si limita ad avvolgersi in uno scialle di lana, si accosta alla parete e guarda oltre le teste degli uomini, in lontananza.

Improvvisamente rimbombano dei passi. «Mani in alto!» grida qualcuno. E irrompono altri sconosciuti, questa volta in uniforme. Disarmano i briganti e li spingono fuori, nella corte. Si sentono urla e spari. In seguito siverrà a sapere che Tonja era riuscita a scappare in cucina e da lì a sgattaiolare dalla finestra per andare a chiedere aiuto ai Rossi.

Quella notte i capelli della madre sono diventati bianchi, scrive Lidija […]. Anche sulla testa del fratellino di quattro anni Lidija scopre qualche filo bianco il mattino dopo, e una ciocca d’argento nella sua stessa chioma. Il segno della paura della morte, che da quel momento marchia tutti loro, dopo la notte in cui Lidija ha perso la fede in Dio».

Natascha Wodin, Veniva da Mariupol (L’Orma editore 2018, pp. 190-192, traduzione di Marco Federici Solari e Anna Ruchat)

2022

«La città di Mariupol è tra le aree al momento pesantemente colpite dalla guerra in Ucraina. Diversi membri dello staff di Medici Senza Frontiere (Msf) – si legge in una nota – sono ancora nei rifugi in città con le loro famiglie. Ecco la testimonianza appena ricevuta da uno di loro. “La situazione oggi è la stessa dei giorni scorsi. Questa notte i bombardamenti sono stati più intensi e ravvicinati. Ieri abbiamo raccolto neve e acqua piovana per avere un po’ di acqua. Abbiamo cercato di prendere l’acqua nei punti di distribuzione ma la coda era enorme. Volevamo anche avere del pane ma non sono chiari gli orari e i luoghi di distribuzione. Secondo alcuni racconti, diversi negozi di alimentari sono stati distrutti dai missili e i beni rimanenti sono stati presi dalle persone in disperato bisogno. Non c’è ancora elettricità, acqua, riscaldamento e la connessione per i telefoni cellulari. Nessuno ha ancora sentito parlare di evacuazione. Le farmacie hanno finito le medicine”.

Christine Jamet, direttrice delle operazioni di Msf, ha chiesto oggi passaggi sicuri per permettere ai civili, tra cui anche lo staff Msf e le loro famiglie, di uscire da Mariupol. Le persone sono rimaste bloccate nella città, dove la guerra è arrivata talmente all’improvviso che molti non sono riusciti a fuggire. “I civili non possono rimanere bloccati in zona di guerra – afferma Christine Jamet di Msf – Le persone che cercano sicurezza devono poter fuggire senza la paura di essere coinvolte nelle violenze”».

(Rak/Adnkronos) 05-MAR-22 10:12

Immagine in evidenza in home: di Kostiantyn da Pexels