Cose che ha fatto nel 2013

Ha prodotto una fusione nucleare fredda. I sospetti della comunità scientifica (è pur sempre un laureato in Lettere) non hanno scalfito l'evidenza dell'esperimento. Ha scoperto il vaccino contro l'AIDS. I dubbi della comunità medica non hanno contraddetto la notizia che in tutto il mondo l'umanità andava guarendo. Nel 2014 riceverà due premi Nobel, uno per la Fisica e l'altro per la Medicina.

Ha incontrato un filantropo, Stiegmeier della A.P.E., il cui lavoro – gli ha spiegato – è “sostenere l'arte, gli artisti, ogni forma d'ozio che aiuti la nascita di creazioni” e lo esegue togliendo i prescelti dagli “impacci quotidiani e liberandoli per le loro contemplazioni, si spera fruttuose”. Ed ecco, come funghi nel bosco dopo la pioggia, il vitalizio e la casa a due piani che guarda la città, il suo fiume, i monumenti. Lo studio è al secondo piano. Il computer è nuovo. Il tablet è nuovo. Doni dell'A.P.E. Scrive tutto il giorno nell'odore del tè e dell'incenso. Completa il romanzo distopico e il controfattuale. Quand'è pigro e non fa nulla, gli vengono nuove idee (se si è impegnati in una qualche attività, le idee non possono maturare).

Nel 2014 scoprirà che l'A.P.E. è coinvolta nelle vicende di certi governi sudamericani destituiti, certi farmaci testati sui bambini dell'Africa subsahariana, certi decessi (e certi successi) incongrui. Quale che sia la decisione che prenderà, ora, nel 2013, parlarne sarebbe prematuro.

 

1989, nati due volte

Cade il Muro. Al minuto 2.07 gettano acqua su un uomo, sul Muro. Sono i VoPos, ma noi che guardiamo con le telecamere dell’Ovest non li vediamo. Getti anonimi. Così sembra che dall’abisso di Berlino Est Moby Dick spruzzi una rabbia non troppo convinta su quell’uomo. Gli altri intorno urlano come neonati. Urlano come partorienti. Si mettono al mondo da sé, dunque urlano due volte, in quanto madri e in quanto figli.

Un libro illustre

Vite di uomini non illustri

Da questo libro Zadie Smith ha scelto “Umberto Buti” (“Incontrarsi”). Il Guardian ha chiesto alla scrittrice inglese (e ad altri autori) di indicare il suo racconto preferito e poi di leggerlo (sotto c’è il podcast).

“McSweeney’s, il magazine letterario americano – spiega Smith – mi aveva affidato la traduzione del racconto. Non avevo mai letto Pontiggia prima di allora. Traducendolo mi sono scoperta ad ammirarne la sobrietà (economy) e l’ironia (humour), e il suo spirito anti italiano. Nella storia non c’è nulla di bello, e nessuna fantasticheria. È tutta uno spigolo acuminato, come un brano di Moravia ma più divertente. Credo sia interessante osservare uno scrittore all’opera contro il carattere (grain) della sua cultura.”

ZADIE SMITH LEGGE PONTIGGIA