Dialogo tra la ragazza antitesi e il gabbiano permutante
… e’ un processo di sguardi, di gesti, senza parole. Forse una nota. Una melodia. Il ruscello lo senti anche tu? Scalpiccia sul cuoio del mondo, fa i dispetti della creatura vitale ed è entrato qua dentro nel sogno di me che: sono morta, e vivo. L’acqua. Due pecore si dissetano. Due pecore dormono sull’erba e le feci. Una roccia. Un campo di torba. Il mare, il faro, gli scogli. Il gabbiano s’accosta e mi chiede:
«Tu voli? Ti piacciono i granchi? A me piace cavarli di sotto le rocce, spolparli. Li assedio dove finisce la terra, dove il mare inizia. Li pinzo e stano col becco. Quando mi sazio li baratto al villaggio con acciughe e code di rospo. Io sono un gabbiano permutante. Io sono libero, e tu?»
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Caro fratello, da alcune settimane sono arrivato a Città del Messico
E’ trascorso qualche mese e inizia l’inverno quando Kauder già convinto di non interessare più a nessuno e potersi ferire nel suo solipsismo riceve una lettera per mano di un viaggiatore di passaggio.
Viene da Georg e le preferirebbe rogne o torture ma deve leggerla e lo fa con nausea:
Ho ritrovato l’eleganza e l’unicità dei palazzi di Torino e Milano insieme alla raffinatezza dei quartieri parigini e berlinesi
«Caro fratello, da alcune settimane sono arrivato a Città del Messico e già posso affermare che nessuna capitale europea è tanto bella. Se vedessi questi luoghi te ne innamoreresti quanto me; c’è in loro qualcosa di esotico e domestico insieme. Ho ritrovato l’eleganza e l’unicità dei palazzi di Torino e Milano insieme alla raffinatezza dei quartieri parigini e berlinesi. Le strade sono rettilinee e ampie, e ciascuna procede o da est verso ovest oppure da nord verso sud. Su ogni lato gradevoli marciapiedi di pietra da costruzione, opera del conte di Revillagigedo, autore di numerosi restauri a México dei quali la cittadinanza gli è ancora grata. Fu lui, ad esempio, a ordinare il rinnovamento della Piazza Grande da cui sono appena tornato ora che mi accingo a scriverti.
Immagina che un tempo questa piazza era gremita di capanne di indigeni e banchi dove la gente comprava frutta e verdure. Non c’è descrizione che possa far rivivere lo sporco e il subbuglio di un luogo che adesso, invece, si mostra perfettamente in ordine. Sulla piazza affacciano la cattedrale, costruita con pietre rettangolari e munita di due belle torri ornate di statue, e il palazzo del viceré. Alcuni anni fa il conte di Revillagigedo ordinò la ricostruzione del lastrico così da ottenere spazio per una delle scale che salgono alla cattedrale: fu in quell’occasione che vennero alla luce due enormi sculture di pietra indigene.
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Cinque citazioni da Čechov

«Ma all’improvviso… Nei racconti si trova spesso questo “all’improvviso”. Gli autori hanno ragione: la vita è così piena di cose inaspettate.»
(La morte dell’impiegato).
«Gli infelici sono egoisti, cattivi, ingiusti, crudeli e meno capaci degli sciocchi di comprendersi reciprocamente. L’infelicità non unisce, ma disunisce gli uomini, e perfino là dove parrebbe che gli uomini dovessero essere legati dalla identità del loro dolore, si commettono molte più ingiustizie e crudeltà che in mezzo a gente relativamente contenta.»
(Nemici).
«… Coracini, cavedini, avannotti, chiocciole, ranocchie, tritoni, grossi scarabei di fiume con le zampe spezzate vanno su e giù quell’angusta superficie arrampicandosi sulle carpe e scavalcando le ranocchie. Le rane si arrampicano sugli scarabei, i tritoni sulle rane. Creature piene di vitalità! Le tinche verde scuro, essendo i pesci più cari, godono di privilegi: vengono tenute in una vaschetta a parte, dove non è possibile nuotare, ma almeno non si sta tanto stretti…
“Pesce sopraffino, la carpa!”»
(A Mosca, in Piazza della Pompa).




