Su Affari Italiani un brano da «Stati di grazia»: l’altro Paride

Argentina

Su Affari Italiani è uscito un estratto di Stati di grazia (il Saggiatore 2014, L’altro Paride, pp. 61 sgg):

A trent’anni saluta i suoi morti, il nero della valle di Enna, il lezzo dell’antimonio e spreme i ricordi sul labbro ed è già buio, si getta dal buco dov’è cresciuto verso il passaggio della vecchia vita che guida alla nuova col nome nuovo, sente la spinta, il travaglio, nasce e niente più argano, calcherone, fiato della discenderia, ustioni sul corrimano, punte di trapano, scoppi della dinamite, nudità sotto terra perché lascia l’isola…

PROSEGUE SU AFFARI ITALIANI.

Gatti

All’improvviso ho memoria di gatti. Gatti, gatti, gatti! Certosini, soriani, bastardi, meticci. Il gatto che accarezzavo e faceva puzze di gioia, non fusa. La gatta che alla Balduina scomparve (andava per strada, era bella). La gatta che muore a un mese d’età per un’occlusione, ma prima di morire, quando io dormivo, pensava che io fossi morto e piangeva; la gatta che muore provando a fare la cacca, domenica mattina nella stanzetta, e il veterinario che la riceve da me: «Ma è solo un gatto!» «E lei è solo un veterinario!» Poi andai a Porta Portese per distrarmi, ma pensavo alla gatta e piangevo. L’altra gatta che saltava due metri in alto verso il sonaglio, una gatta miracolo. E il gatto che s’arrampicava sul mio corpo in pochi secondi: dai polpacci ai fianchi al collo, con la forza del graffio. La gatta sul cornicione quassù all’ultimo piano, con l’astuzia strafottente della coda. Mi presti la tua coda? Mi presti i tuoi baffi? Mi presti il tuo sonno sotto al termosifone? La tua abilità di leccarti?

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Amen

giraffa

– Padrone –
«Fino a pochi mesi fa ero l’incredulo. Come si dice, vivevo e lasciavo vivere (nichilisticamente). Adesso, convertito a un culto di idee, logica, dover essere, esibire morale, ho acquistato uno zoo. Il mio primo gesto è che ho ucciso una giraffa, che per mio volere era nata. Poi l’ho smembrata e sventrata davanti a cento bambini e in pubblico streaming. Poi ne ho gettato i brandelli in pasto a un leone, perché la carne non andasse sprecata. Il cibo non si getta, è pazzia. Tutto è alimento. Io stesso nutro il culto che servo, sono concime delle idee autorità che mi hanno. Poi ho risparmiato la vita a una seconda giraffa, che doveva anch’essa morire. Perché l’ho fatto? Perché ogni mio gesto è didattico e ho mostrato lo schiso d’arbitrio che l’uomo ritiene nel mondo. Capita che l’idea consenta all’uomo di scegliere. Così la seconda giraffa ancora cammina, respira; per misericordia dell’idea autorità e piccolo arbitrio dell’uomo che sono. Amen.»

– Coro –
«Ogni gesto perpetrato sulla prima giraffa presuppone il dominio abominevole, usurpato dell’idea sulla vita.»

– Zoo –
«Io sono la scena ma, d’ora in poi, forse anche il mondo.»

– Seconda giraffa –
«Io sono la vita che l’idea gestante partorisce, nutre e poi termina, se vorrà. Io sono illecita, poiché l’idea non dovrebbe, non potrebbe fare me né disfarmi. Ma, a questo punto, io voglio vivere. E nessuno ha il diritto di uccidermi.»