Confutazione del Loden

Forse è tempo che qualche tailorguru mi spieghi (ci spieghi) da dove trae origine la rispettabilità del Loden e perché questo soprabito – del quale non nego eleganza e bellezza, quando lo portano persone comuni – vesta con puntuale uniformità tanto potere e tanta politica nostrani. Perché proprio il Loden? Perché così tanti Loden nel corso degli anni, dei lustri, dei decenni indosso alle nostre élites? Qual è il segreto del suo salvacondotto? Cosa garantisce questo immarcescibile capospalla?

Io un’idea me la sono fatta, ed è questa: il Loden che veste il potente, tanto per cominciare, mi sta antipatico; perché protegge, perché nasconde ogni difetto nella sua assenza di lineamento. Il Loden è la maschera perfetta, il nascondiglio ideale. Nel suo non aderire al corpo che cela crescono caverne, tunnel e passaggi, ripostigli capienti per ogni gesto o pensiero impresentabile. Dentro a un Loden potrebbe allignare anche un maniaco, e nessuno se ne accorgerebbe.

Questo cappotto di lana cotta è dunque l’indumento che meglio interpreta la dissimulazione? È possibile. I potenti di altre epoche e di antichi regimi non temevano di mostrare il proprio corpo. Lo rivestivano di abiti attillati che esibivano le curve dei glutei, la grossezza delle cosce e le forre pelviche. Erano tutti in mostra. Ma solo per pochi cortigiani. Non avevano l’occhio dei mass media su di sé. Oggi invece il potente deve difendersi, ripararsi: ecco perché l’armatura del Loden. Forse non c’è nulla di cui vergognarsi, lì sotto. Ma noi non possiamo saperlo. Perché non possiamo vederlo.

Diffidare, diffidare, diffidare

Diffidare delle donne e degli uomini che offrono amori biodegradabili. Solo la durata conta. La sabbia diventa roccia e la rena si cementa. Solido, granitico, ferrigno: questi gli aggettivi da usare. Un’offerta a basso costo nasconde merce che non vale. Già negli occhi che non si fermano su di te e scappano troverai l’inganno. Ma attenzione: non è ora, l’inganno; è stato appena concepito, solo nei mesi fiorirà. Ora ottieni amore a lunga conservazione, ossia a scadenza fissata, con la sua morte già nel codice. Nel tempo, contro il tempo resiste, al contrario, la conquista sudata. Durare. Fare la strada assieme. Merita ogni sacrificio.

Il sentiero verso Barbalbero

Questo Barbalbero, un acero pluricentenario ricoperto di muschio, vive nella California del nord. Più a nord di San Francisco. Più a nord di Eureka, porto lagunare dove lo scrittore Raymond Carver trascorse, facendo il taglialegna, un paio d’anni della sua vita a felicità intermittente.

Barbalbero vive poco più a sud di Crescent City, e a un paio d’ore dal confine con l’Oregon. Abita nel Tall Trees Grove, un loop circolare di sequoie millenarie e altri fascinosi arbusti conficcati nella parte più profonda e remota della foresta, nella riserva naturale del Redwood National Park.

Per arrivare al suo bosco si deve scendere per un sentiero di ciottoli, pietre, tronchi caduti e sgusciati. E quando si pensa di essere arrivati, quello è il momento di continuare a scendere. Il Grove l’annuncia un fiume che scorre a sinistra del cammino, e un silenzio perturbante lo introduce. Continua a leggere “Il sentiero verso Barbalbero”