Ma alla fine quanto è grande quel cranio?

Qui perplesso sul tragitto verso la mummia di Lenin. Dopo la schiera di tombe dei bolscevichi. Avendo visto fiori inauditi sulla cripta di Stalin. All’ingresso del mausoleo le guardie ci scortano nella discesa. Dove è il corpo imbalsamato è come sottoterra. Dai gradini si declina verso la dimora della conservazione. Transitando si deve aver freddo, si deve perdere lentamente la visibilità, dobbiamo inciampare. È così che si arriva nel posto che non è ancora il nostro. Nella camera del freddo e del buio

Scrittori in tempo di guerra: Achmatova, Apollinaire

Anna Achmatova In ricordo del 19 luglio 1914 Siamo invecchiati di cento anni e questo è accaduto in un solo attimo: era già finita la breve estate, il corpo delle pianure arate fumigava. A un tratto divenne luccicante la strada tranquilla, si alzò il pianto, suonando con suono argentino, mi coprii il volto e pregai Dio di farmi morire prima della battaglia. Dalla memoria, come un peso ora superfluo, sparirono le ombre dei canti e delle passioni. A lei fatta deserta ordinò l’Onnipotente di essere il libro tremendo delle notizie più atroci. Da: Sočinenija (Opere), trad. E. Bazzarelli, in Mario Schettini…