Velenosa autobiografia

«L’autobiografia, la scrittura che il vivente fa di se stesso, la traccia propria del vivente, l’essere per sé, l’auto-affezione o l’auto-infezione come memoria o come archivio del vivente, sarebbe un movimento immunitario (quindi un movimento di salute, di salvataggio e di salvezza del salvo, del santo, dell’immune, dell’indenne, della nudità verginale e intatta), ma un movimento immunitario col pericolo sempre presente di diventare auto-immunitario, come ogni autos, ogni ipseità, ogni movimento automatico, automobile, autonomo, auto-referenziale. Non c’è niente che rischi di essere più velenoso di un’autobiografia, velenoso prima di tutto per sé, auto-infettivo per il presunto firmatario così auto-affetto». Jacques…

Se la storia è, come sembra, un genere letterario…

«Si la historia es – como parece – otro de los géneros literarios, ¿por qué privarla de la imaginación, el desatino, la indelicadeza, la exageración y la derrota que son la materia prima sin la qual no se concibe la literatura?». «¿Alguien puede embalsamar una vida? ¿No es ya suficiente castigo ponerla bajo el sol y en esa luz terrible comenzar a contarla?». Tomás Eloy Martínez, Santa Evita

Antonio Gramsci ritratto da Victor Serge

«Antonio Gramsci viveva a Vienna da emigrato laborioso e bohémien, tardi a letto la notte, tardi levato il mattino, militando con il Comitato illegale del PC d’Italia. Portava una testa pesante dalla fronte alta e larga, dalla bocca sottile, su un corpo gracile, quadrato di spalle e spezzato in avanti, da gobbo. Le sue mani gracili e fini avevano un fascino nel gestire. Inetto nel trantran dell’esistenza quotidiana, facile a perdersi la sera in strade che pure gli erano familiari, a prendere un tram per un altro, noncurante della comodità del giaciglio e della qualità del pasto, era intelligentemente di…

Cosa vogliono leggere?

«Scrivere temi, piccoli saggi sino alla tesi di laurea che un professore deve giudicare costringe chi scrive a uniformarsi alle capacità mentali, spirituali del ricevente e questo incide in maniera negativa sulla necessità dell’autonomia indispensabile per la formazione di un’opera veramente creativa. (…) Certamente se uno scrive per far sapere a tutti quello che già sanno o tutto quello che la gente preferisce ascoltare l’educazione scolastica è perfetta». Luigi Di Ruscio, La neve nera di Oslo, pp. 30-31.

Due giorni dalla vita di Paul Léautaud

«La cassiera continua a chiedere di me. Si lamenta di non incontrarmi più (va dal lattaio prima di quando ci vado io), dice che non penso a lei, che, se ci sposeremo, la lattaia sarà la sua damigella d’onore. […] Stasera, alle 5, una gran bella donna nella macelleria della Coopérative. Abbastanza alta. Belle forme. All’incirca 35 anni, forse 40». Paul Léautaud, Diario. 1893-1956, a cura di Oreste del Buono, Garzanti 1969.

Il romanzo e i prototipi

«Per parlare dei prototipi bisogna comprendere che lo scrittore si accosta al lavoro comune delle generazioni, trova una soluzione, comprendendo compiutamente quanto gli altri non hanno compreso e perciò, talvolta, quello che noi riteniamo un prototipo può risultare in testa all’opera d’arte. Talvolta è come se la realtà realizzasse ciò che lo scrittore aveva previsto, quasi calcolato. La realtà si dimostra la scoperta di ciò che era già stato anticipato, costruito.» . Viktor Šklovskij, Tolstòj, il Saggiatore 1978, traduzione di Maria Olsúfieva, p. 302.