Pertini chiedeva le armi

Da una memoria di Aldo Natoli:

«Appresi che di lì a poco in piazza Colonna ci sarebbe stato un comizio del partito, doveva parlare Longo. Andai a piazza Colonna, per me è indimenticabile l’atmosfera che si respirava quel giorno. Non c’era molta gente, ma c’era una grande inquietudine. Mentre aspettavamo che il comizio cominciasse – c’erano Amendola e Longo – a un tratto sbucò un gruppo di motociclisti i quali attraversarono rapidamente la piazza, da Largo Chigi imboccarono il Corso, sparando. Spararono in aria, evidentemente, perché io non ho visto cadere nessuno, ma questo fu sufficiente perché la folla si disperdesse. Io stesso fuggii dentro la Galleria Colonna e lì stavo appiattito contro la saracinesca abbassata di un negozio quando, volgendomi verso la mia destra, vidi Giaime [Pintor].

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Piccola visita ai luoghi di Roma occupata (1943-1944)

Ho fatto una piccola visita (incompleta e parziale) ai luoghi di Roma nell’occupazione nazista e nella Resistenza. Non tutti i luoghi. Quelli che ho potuto raggiungere e fotografare (altre foto le ho ricevute da amici). Il mio Virgilio è stata questa guida: Anthony Majanlahti e Amedeo Osti Guerrazzi, Roma occupata 1943-1944, il Saggiatore 2010; insieme ad altri testi che citerò di volta in volta. La visita è divisa in 25 tappe. Una più dolorosa dell’altra. Una più necessaria dell’altra.

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Il lungo viaggio del partigiano Kim

Kim pagina99

Su pagina99 (Anno I, n. 71, 6-12 dicembre 2014), provo a raccontare la storia di quel ragazzo col fucile in spalla e le gambette magre che si vede nella foto.

[  27.04.2015: Una versione estesa del pezzo è uscita su Nazione Indiana il 25 aprile 2015. ]

Fu capo partigiano in Liguria, a 20 anni. Abitò le pagine di un romanzo, “Il sentiero dei nidi di ragno”, che il suo amico Italo Calvino dedicò proprio a lui: «A Kim, e a tutti gli altri». Quando smise d’essere Kim e tornò negli abiti civili di Ivar Oddone, maturò in un medico del lavoro e, a Torino negli anni ’60 e ’70, rivoluzionò la gestione della salute e della sicurezza nelle grandi fabbriche. La sua opera di medicina preventiva è conosciuta e tradotta in tutto il mondo. Teorizzò la non-delega della salute da parte degli operai, che dovevano essere i primi a difendere il proprio ambiente di lavoro. Mi rendo conto solo ora, con sconcerto, che questo articolo esce nell’anniversario della strage alla Thyssen Krupp (Torino, 6 dicembre 2007). Nulla è casuale, tutto coincide?

Per me studiare la storia di Kim è stato un prendere ossigeno: per respirare un altro po’ in questi tempi di apnea personale e collettiva nei quali mi pare di vivere. Spero che quest’ossigeno possa essere utile anche ad altri.