Irruzione della poesia Piaroa nella mia vita quotidiana

Pochi giorni fa mi è capitato uno strano incontro. Così improvviso. Così inaspettato. Avevo una camicia senza il bottone sul polsino sinistro, e una giacca di velluto nero pure senza il primo bottone, il superiore dei tre. △ Era la mattina di un sabato quando ho pensato che mi toccava il rammendo. Sono andato nel ripostiglio, ho aperto l’armadio, ho preso la scatola dei bottoni e degli aghi e l’ho portata in soggiorno. Ho iniziato a cercare un filo azzurro che andasse bene per la camicia. Tra i gomitoli e gli scarti d’orlo e le spille è affiorato un libro…

P.S.

Ho pranzato coi plumcake. Per cena gli asparagi. E cioccolata fondente. Poi ho guardato un film di Wes Anderson. E ho spedito una mail col Post Scriptum. Che senso ha spedire una mail col P.S.? Nessuno! Ma credo sia sexy.

Post estivo

Ci sono libri da spiaggia e libri no? In spiaggia leggo bene di tutto. Il sole è un problema. E, se la spiaggia è affollata, gli altri, perché almeno un po’ devo concentrarmi. Se ci sono troppi altri non leggo e metto musica. Ci sono libri da montagna? In montagna non riuscii a leggere la biografia di Hitler di Joachim Fest. Ma non dovevo essere lì. Dovevo essere in spiaggia, in un’isola, con la ragazza diciassettenne coetanea. Ma la ragazza andò dovunque io non fossi, e io mi ritrovai in montagna, nella casa di un adulto, in una stanza con…

Dialogo dei musi volanti

Il nonno ha comprato una casa in campagna che ha le pareti colme di musi. Di cervi, cinghiali, lepri, lupi: musi. Lei allora gli chiede da dove vengano i musi e il nonno, perplesso: Forse erano cervi volanti, cinghiali volanti, lepri e lupi volanti; forse volavano di notte e non hanno visto la casa, e si sono incagliati quaggiù, qua dentro; che vuoi che ti dica, mi hanno fatto un buon prezzo. – E lei: Anche gufi, pipistrelli e civette volano di notte, ma non hanno sbattuto contro la casa; il loro muso non c’è. – Perché volano meglio, obietta…

Se vogliamo bene alla madre e c’interessa che dorma la notte

Se vogliamo bene alla madre e c’interessa che dorma la notte, meglio non dirle come sua figlia tagli come un kiwi maturo piazza M., quando entra da Oslavia sul motorino che nella sua mente forse è un insetto volante che ha linee rette che nessuno spezza. L’insetto si salva. Ma la figlia davvero pensa che nessuno possa rompere le geometrie che compone nel tagliare piazza M. entrando da Oslavia, quando lei cerca la via più breve? La figlia non vuole o non può o non sa guardare noi che la scansiamo? (rallentiamo, freniamo). Anche noi possiamo spezzare o lasciarci spezzare….

Cosa vogliono leggere?

«Scrivere temi, piccoli saggi sino alla tesi di laurea che un professore deve giudicare costringe chi scrive a uniformarsi alle capacità mentali, spirituali del ricevente e questo incide in maniera negativa sulla necessità dell’autonomia indispensabile per la formazione di un’opera veramente creativa. (…) Certamente se uno scrive per far sapere a tutti quello che già sanno o tutto quello che la gente preferisce ascoltare l’educazione scolastica è perfetta». Luigi Di Ruscio, La neve nera di Oslo, pp. 30-31.