Velenosa autobiografia

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«L’autobiografia, la scrittura che il vivente fa di se stesso, la traccia propria del vivente, l’essere per sé, l’auto-affezione o l’auto-infezione come memoria o come archivio del vivente, sarebbe un movimento immunitario (quindi un movimento di salute, di salvataggio e di salvezza del salvo, del santo, dell’immune, dell’indenne, della nudità verginale e intatta), ma un movimento immunitario col pericolo sempre presente di diventare auto-immunitario, come ogni autos, ogni ipseità, ogni movimento automatico, automobile, autonomo, auto-referenziale. Non c’è niente che rischi di essere più velenoso di un’autobiografia, velenoso prima di tutto per sé, auto-infettivo per il presunto firmatario così auto-affetto».

Jacques Derrida, L’animale che dunque sono.

Stati di grazia, una bella recensione di Marco Mongelli su Allegoria

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La rivista Allegoria  pubblica una bella, lucida, esattissima (mi sembra) e inattesa (visto che è passato già molto tempo dall’uscita del romanzo) recensione di Stati di grazia, firmata da Marco Mongelli:

«Stati di grazia, opera seconda di Davide Orecchio, reca sulla copertina la dicitura “romanzo”, sicuramente in virtù del carattere onnivoro della categoria ma forse anche perché un’espressione più precisa per descrivere un libro del genere ancora non c’è. Quest’opera, infatti, fra le più importanti dell’ultimo decennio italiano, presenta una struttura narrativa complessa e una mescolanza di regimi discorsivi differenti. Se il precedente Città distrutte. Sei biografie infedeli (2012) mimava la biografia, Stati di grazia vuole essere una ricostruzione memoriale di un periodo storico, la dittatura in Argentina negli anni ’70, e di un fenomeno, le migrazioni dall’Italia prima e verso l’Italia poi di esuli e fuggiaschi. Ricostruzione compiuta attraverso l’invenzione di storie verosimili e l’utilizzo di una lingua e di uno stile iper-letterari».

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Se la storia è, come sembra, un genere letterario…

«Si la historia es – como parece – otro de los géneros literarios, ¿por qué privarla de la imaginación, el desatino, la indelicadeza, la exageración y la derrota que son la materia prima sin la qual no se concibe la literatura?».

«¿Alguien puede embalsamar una vida? ¿No es ya suficiente castigo ponerla bajo el sol y en esa luz terrible comenzar a contarla?».

Tomás Eloy Martínez, Santa Evita