Il 25 aprile di mio padre su Nazione Indiana

Sono tornato sul 25 aprile di mio padre.

C’è una casa nel corso del tempo dove un uomo non parla, un bicchiere di whisky sta sulla libreria scura, una sigaretta accesa sta sul bordo dello sgabello, un televisore trasmette gli anni settanta, un bambino squaderna sul pavimento il libro di Gianni Rodari, una palla rotola sul parquet scheggiato, un gatto entra dal terrazzo, centinaia di volumi crescono negli scaffali fino al soffitto: di letteratura, storia, teatro, poesia, sociologia, denuncia, compromesso, reazione, rassegnazione, rivoluzione e provocazione…

La storia è su NAZIONE INDIANA.

Un mio racconto sul prossimo WATT

WATT

Sul prossimo volume di WATT, atteso per metà maggio, ci sarà un mio racconto. Sembra che sarà una cosa strepitosa. Non il mio racconto. Il prossimo WATT. Strepitoso nonostante il mio racconto. Fuochi d’artificio di grafica, testi, illustrazioni. Altro non si può rivelare. Top secret. Non lo so neanche io.

L’orologio russo, rosso, fermo della storia

orologio_russo

Nell’estate del 1990 andai a Berlino a studiare il tedesco e vedere cosa stava accadendo laggiù. Era la prima estate dopo il crollo del Muro, l’estate di Good Bye Lenin! Una domenica acquistai da un soldato russo, al mercatino della Porta di Brandeburgo, quest’orologio dal quadrante rosso che ora fotografo su uno sfondo rosso. I soldati dell’Armata Rossa vendevano di tutto, a Berlino, nell’estate del 1990. Quest’orologio dopo pochi giorni smise di funzionare. Si fermò. E io giù a elucubrare: “Lo vedi, è un simbolo. E’ la fine della storia”. Tutte stronzate. Era solo una patacca. La storia proseguì.