Gmail è l’autore dei nostri tempi

Gmail non è un webclient di posta elettronica. Gmail è un romanzo epistolare postmoderno. Chi ha sviluppato le sue architetture cronologiche si autodenuncia come lettore di Foster Wallace o Choderlos de Laclos. Qualsiasi carteggio catalogato non per mittente o destinatario ma per oggetto, diventa presto un racconto. Carteggi condivisi per oggetto con più interlocutori che tu intenzionalmente separi – perché non vuoi che X sappia cosa dici a Y sull’oggetto Z, né che Y sappia cosa scrivi a X sul tema Z – Gmail li accorpa automaticamente in una lenzuolata digitale di suspense.

Nasce il racconto/oggetto Z, dentro il quale trovi tutto quello che hanno scritto X all’insaputa di Y, Y all’insaputa di X, e tu a X e Y. Lo stesso racconto Z si troverà sul Gmail di X e Y, e conterrà quanto tu hai scritto all’uno e all’altro in merito a Z senza sapere cos’hanno scritto X e Y tra di loro o a interlocutori diversi sempre riguardo alla faccenda Z.

Dunque Gmail non è semplicemente un webclient di posta elettronica, ma neppure esattamente un romanzo epistolare postmoderno. Gmail è il vero autore del romanzo epistolare nel quale tu, X e Y siete i personaggi/scriventi. Gmail è un autore epistolare dei nostri tempi, perché non sa cosa scriveranno i suoi personaggi ma assembla una storia senz’averla prevista. Gmail connette le parole dei suoi personaggi rivelando la malizia narratologica di chi conosce E. M. Forster e il suo imperativo (Only connect!). Gmail è un autore dei nostri tempi, perché è un software.

Achab

achab

Nasce «Achab», una nuova rivista letteraria. Semestrale. A Napoli. E a Roma. Nel primo numero c’è anche un mio racconto. La dirige lo scrittore Nando Vitali. Nel gruppo ci sono persone che ho avuto modo di conoscere e ho imparato a stimare, come Andrea Caterini e Salvatore Santorelli.  E Andrea Di Consoli e Arnaldo Colasanti; due scrittori che non hanno bisogno di presentazioni, direi. L’intero organigramma delle redazioni (Napoli e Roma) e dei contatti si trova sulla pagina Facebook: www.facebook.com/achab.rivistaletteraria; l’unica traccia digitale, per ora, di una rivista che punta a essere, orgogliosamente, di carta.

Cacharel

Continuo a ricevere messaggi di gente che vuole regalarmi un profumo. “Davide, posso regalartelo?” “Davide, che profumo ti piace?” Oggi mi è arrivata persino una mail da Palazzo Chigi: “Con la presente Le comunichiamo che il Presidente del Consiglio gradirebbe regalarLe un profumo ecc. ecc.” Non voglio sembrare un ingrato, ma per piacere, Presidente, niente profumi. Li uso pochissimo. Il flacone di Cacharel nella foto mi fu donato nel 1986, ed è ancora mezza piena. L’ultima volta che lo usai fu nell’estate del 1987, a Stromboli, alla balera La Nassa, dove una ragazza si mise a gridare con un volume pazzesco: “Chi ha messo il Cacharel?!!!! Chi ha indosso il Cacharel???!!!” Da allora sono passato al deodorante stick. Ad ogni modo grazie del pensiero, caro Presidente. L’ho molto apprezzato. Non sono mica un ingrato, io.

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