Buon compleanno a chi so io

Buon compleanno a chi so io. Per merito e chiaro affetto. Da trascorrere nella serenità del presente. Senza la malinconia del passato, senza l’ansia per il futuro. Buon compleanno qui e ora, che sarà con gli amici, una festa di Margarita o Zighinì, cibo assaporato con le mani. Viva il compleanno di chi so io. Una ragazza coi fiocchi e che profuma di rosa.

foto di Florencia Pons

Ricetta della scrittura*

Le mie idee nascono dall’ozio. Meglio se contemplando il mare; spesso nel fare colazione. Ottime idee possono venire al tramonto o anche sotto un cielo stellato, di notte. Buone idee vengono in cucina, alle prese semmai con un soffritto. Cosa conta? Avere la mente sgombra, presa tutt’al più da un compito manuale. Prima de (e indispensabile per) l’idea: leggere gli altri, ascoltare gli altri, osservare gli altri. L’idea è una specie di chicco di mais: devi cuocerla perché cresca in pop corn. A volte arriva camuffata, ossia sotto forma di progetto fuorviante. Ci vuole tempo per (capire di) indirizzarla verso la forma/progetto/libro.

La raccolta del materiale non ha regole, perché dipende dal progetto: ce ne sono che richiedono mesi tra libri e biblioteche. E ce ne sono che richiedono giusto l’idea e la disposizione a raccontarla.

La prima stesura dura almeno due anni. Almeno. Ogni notte si scrive un po’ (perché di giorno si lavora). Col word processor la scrittura, anche in prima fase, è diventata una scultura: ogni frase può essere riletta, riscritta, cresce in piccole e graduali incisioni.  Bisogna sapere dove si va, ma ogni digressione è un mistero, un’incognita, e come riempi quel sapere dove si va è un miracolo (se il lavoro funziona) altrimenti detto pagina. Pagina dopo pagina, in accumulazione. Durante il giorno possono venire spunti (altre idee): nell’era del cloud e della sincronia file si aggiungono facilmente al PROGETTO. Poi, nelle ore piccole, arrivano alla pagina.

Finisce la prima stesura e inizia la prima rilettura e riscrittura. Tagliare, aggiungere, lavorare sullo stile, soprattutto sul lessico. Emarginare le superficialità, per quanto possibile e quanto basta. Ma la memoria dello scritto è ancora fresca, non c’è distanza.

Per il distacco serve tempo, quanto basta. Almeno un anno (meglio due). Mesi per dimenticare cosa si è scritto, separarsene. Vietato riprenderlo in mano. Fare come se non esistesse. Come il vino che fermenta nella botte.

La seconda rilettura e riscrittura è decisiva. Tornare al testo, ma in freschezza. A volte è come leggerlo per la prima volta. Vuol dire che il distacco è servito. Solo adesso si capisce se il testo funziona oppure no, e quanto e come occorre riscriverlo. E se matura in un libro o resta solo un progetto, un’idea abortita. Occorre severità quanto basta, quella che il mondo fuori, altrimenti prodigo di indifferenza, non sempre riserverà al testo. La severità è la forma più alta di generosità.

* Nella mia cucina, in quella degli altri non so.

Bob Dylán

Parigi val bene una mostra, per i fan del menestrello Zimmerman. In questa (Bob Dylan, L’explosion rock 61-66) in corso alla Cité della musique c’è molto di molto. Le splendide foto di  Daniel Kramer, che puntò sull’artista sconosciuto al Greenwich e l’accompagnò in un’ascesa tutta in bianco e nero. Foto ancor più primordiali, quelle che ritraggono un cinghialetto teen del Midwest, prima di sbocciare e smungersi sulla costa, prima di farsi Bob Dylan. Tracce audio e video fino all’eruzione della svolta rock: 1965, Newport, i buuuu dell’audience folk e lui che incurante elettrifica Like a Rolling Stone (c’è il video integrale, affisso in una sala ad hoc/ad rock, scura, da percezione e meditazione).

L’eccezionale film londinese Don’t look back di Pennebaker: testimonianza della tournee in UK che rende del tutto superfluo (esteticamente) l’episodio di I’m not there ad essa ispirato (solo una copia e nient’altro che). E poi un gran varietà di chitarre Martin, Fender, Gibson, tutte arpeggiate e riffate a suo tempo dal menestrello Bob. Taglio temporale: 1961-1966 (con un po’ di radici “a monte”): gli anni dell’esplosione, della definizione d’una identità artistica. Gli anni migliori. Per me, da accorrere in massa.