Les Flaneurs su Città distrutte

Les Flaneurs, 22 aprile 2012
Luigi Loi, Tutte le città distrutte di Davide Orecchio

«Davide Orecchio ha già una consapevolezza fortissima della propria penna e stupisce che si tratti della sua prima prova narrativa. Ha da poco pubblicato Città Distrutte – Sei biografie infedeli per i tipi di Gaffi. Vi proponiamo questa intervista in cui gli domanderemo che cosa pensa sia una biografia e che cosa sia la fiction narrativa, ma sopratutto che cosa succede quando si mischiano questi due ingredienti nello stesso libro.

Citta distrutte è una raccolta di biografie, come recita il sottotitolo “infedeli”. Perché?

Sentivo il bisogno di denunciare il carattere fittizio, letterario, dei testi raccolti nel libro. In un primo momento era proprio “fittizie” l’aggettivo che avevo scelto. Ma “infedeli” mi è sembrato più bello; ed evocava, inoltre, i diversi livelli di tradimento. Il vissuto reale viene tradito in nome di un vissuto falso o inventato. Il genere e lo strumentario storiografico subiscono un “sorpasso sleale” da parte della narrazione di fantasia. L’autore stesso tradisce (o rinuncia a) la sua identità di storico per dare voce a un altro sé. Insomma, un bell’elenco di infedeltà. Continua a leggere “Les Flaneurs su Città distrutte”

Splendore nel Marmo

Assistere alle poesie di Silvia Bre testimoniandone una sintonia elettiva con Wallace Stevens è stata esperienza illuminante e di bellezza al trecentocinquantapercento. E’ successo qui poche ore fa. Alfonso Benadduce ha letto da Marmo il poemetto Sempre perdendosi. Ed è stato un incanto.

Iniziava così: “Poiché il cielo è così alto io sono un servo / è giusto non dormire. / La gola è stretta, da intonare all’urlo, / dentro ho la vocazione maledetta. / Ma mi confondo / con tutto questo sonno. / Amo senza capire. / E’ non capire, che amo fino in fondo”.

Cabaret Bisanzio su Città distrutte

Cabaret Bisanzio, 18 aprile 2012
Enzo Baranelli, Città distrutte di Davide Orecchio

Biografie infedeli. L’infedeltà è l’immaginazione del racconto che crea i collegamenti mancanti nelle vite delle persone, ricostruite sulle base di una solida documentazione. Davide Orecchio esplora non solo le vite, ma anche i luoghi: “la storia è fatta di città distrutte e poi ricostruite”. In queste città vivono i personaggi/persone che l’autore racconta con uno stile preciso e insieme visionario, perché per ridare vita ai morti, farli parlare e agire serve un breve lampo che squarci il fumo-polvere-tenebre avvolto attorno ai nomi scomparsi. Nominare. Raccontare. Sognare le vite e disseppellirle. “Città distrutte” è un’opera di grande rigore, forza ed empatia. Qualcosa nello stile ricorda Pavese, una musicalità nella cadenza e nella scelta delle parole, come in “Dialoghi con Leucò”: attraverso il racconto, le vite svelano radici mitologiche, perché infedeli, illuminate e misteriose. L’autore compare, a volte, con una dichiarazione di poetica, un’ulteriore chiosa al testo/biografia: “Ho a che fare con uno stato d’animo, altrimenti come spiegare questa biografia che da una riga all’altra accumula anni, dove l’ultima delle linee è soverchiata dalla catena dei fatti[…]? E tutto in poche pagine, non come accadde ma come fu ricordato e ora scrivo. Lo chiamo un anno ma dura il tempo di annotarlo (anzi non è tempo, è un gesto)”. Straordinaria è la prosa lirica che contraddistingue la biografia, ampiamente infedele, di Andrej Tarkovskij. Le citazioni in epigrafe al racconto avvertono subito il lettore sul soggetto della biografia, ma i due personaggi, quello creato da Orecchio e Tarkovskij “iniziano a somigliarsi dopo i vent’anni”. Attraverso l’invenzione il lettore può sperimentare l’emozione della narrativa, della storia immaginata e anche ritrovare il grande regista russo. Districare i fili delle biografie infedeli non è opera semplice e neppure da prendere in considerazione; bisogna abbandonarsi alla letteratura. Le parole rotolano sulla lingua, dapprima come semplici suoni, poi immagini, ombre, notti insonni, desideri, morte, speranze, vizi assurdi. Le maglie della rete-racconto raccolgono i collegamenti: il resto è poesia che lega tutto nell’opera che si ha tra le mani, testimonianza di testimonianze e magico incontro tra le parole, come trai personaggi e le persone. Continua a leggere “Cabaret Bisanzio su Città distrutte”