
Per Nutrimenti Edizioni esce questo libro allevato da Filippo Tuena, e al quale partecipo con un mio racconto. Dodici scrittori italiani di generazioni diverse rendono omaggio a Bob Dylan; con l’aggiunta di una bonus track firmata dallo stesso Tuena. Gli autori: Luciano Funetta, Helena Janeczek, Janis Joyce, Tiziana Lo Porto, Francesca Matteoni, Davide Orecchio, Marco Rossari, Marco Rovelli, Alessandra Sarchi, Andrea Tarabbia, Giorgio van Straten, Alessandro Zaccuri. Dalle pagine affiorano cover, unplugged, live version, bootleg, alternate take. Il mio racconto è senz’altro un’alternate take.
Blu
Ma nel blu galleggia la casa. In bagno una muffa barbica di orme grigie e poi nere, intanto che il vapore s’è inchiostrato in un cammino di scuro, spore che si propagginano di doccia in doccia sulle pareti. Sul finto cotto svolazzano fiocchi di polvere. La terrazza ha i graffi sul klinker scheggiato; dove sgronda l’acqua piovana sbrodola un’ombra di zacchere. L’edera è secca, è morto il bambù (i suoi lunghi fusti paiono flauti senza tasti né becchi), c’è il cadavere di un gelsomino (e della vite, e del nespolo). La buganvillea resiste sotto il sole e nel tempo. Il limone resiste sotto il sole e nel tempo. La voce che prometteva «resto qui ad aspettarti» è annegata nel blu, nel sole, nel tempo. Celeste batte i quattro quarti di un ritmo («de – cu – bi – to!») percosso da voci straniere. Una ragazza scalcia nel sonno, nel blu, nella casa con una rabbia che è storicità, autobiografia. L’intonaco inciampa spellato dal sole, dal tempo. L’acqua non scorre, balbetta nei rubinetti per il calcare azzurro. La moquette ora è blu di polvere glauca; oggi, domani, per sempre. Nella cucina dei pensili tristi si conservano caraffe d’olio navy e aceto cerulo. La paura naviga bene invece nel sonno, nel blu, nel sole e nel tempo dove (quando) incontra (antivede) la morte (dell’avvenire). Sugli scaffali incartapecoriscono i libri. Su fari e piantane attecchiscono fecce. Nel fondo dei vasi che schermano applique sedimenta il concime di insetti bruciati. Spettri di terra, di pioggia, di tempo sgorbiano i vetri delle finestre. Laschi, i cilindri delle serrature scivolano dalle guide lasche e le porte tentennano, lasche; il mezzo centimetro di filo di spazio che rompe pannelli e stipiti, dov’è l’apertura, ingurgita blu. Le stanze si gonfiano di quel colore al modo di un pollo per la farcitura. La casa s’apre tutta nel ventre alla lardellatura: del blu.
Amabili resti
Zuppa di pesce all’Hawaiana (Kipling, «Capitani coraggiosi»)
Il giovane Harvey, ragazzo americano miliardario, cade in acqua scivolando sul ponte del transatlantico che deve portarlo in Europa. Viene acciuffato e salvato da Manuel, comandante della goletta We’re here (Siam qui) che gira per i mari del nord dietro ai grandi banchi di pesce. Come si sa, Capitani coraggiosi è la storia un po’ fiabesco-colorata e un po’ realistica di un apprendistato, di un passaggio dall’infanzia alla giovinezza, sperimentando i naufragi e i marosi degli oceani (e della vita).
In pochi mesi, aiutato da Manuel e soprattutto dal giovane Dan, Harvey cessa di essere «un oggetto di gran lusso con la marca di fabbrica ben visibile» e diventa uomo. Il passaggio di status è segnato da subito. Dopo essere stato ripescato in mare, Harvey si sveglia su un pagliericcio e divora un rusticissimo piatto di pezzetti di maiale arrostiti. Poi, all’ora di cena, «Harvey seguì Penn e sedette a tavola davanti a una gamella di stagno piena di lingua e interiora di merluzzo insieme a pezzetti di lardo e a patate fritte. Vicino alla gamella trovò una pagnotta di pane ancora caldo e una tazza di caffè nero molto forte. Affamati com’erano, attesero tuttavia che Pennsylvania recitasse solennemente la benedizione. Poi, si ingozzarono in silenzio, finché Dan, riprendendo fiato sopra la sua gamella, chiese ad Harvey come si sentisse, “Sono sazio, però c’è posto per un’altra gamella”».
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