Due domande per Mathias Énard

Mathias Énard, foto di ©Pierre Marquès

Sabato 22 marzo, al festival romano Libri Come, lo scrittore francese Mathias Énard (uno dei migliori che abbiamo nei nostri anni) ha presentato il suo ultimo romanzo, Disertare (E/O 2025). Ero lì ad ascoltarlo, in una fila laterale, e mentre parlava (in italiano!) del suo libro, di Europa, di guerra, di storia e di letteratura, mi sono venute in mente un paio di domande che avrei voluto rivolgergli. Domande che non gli ho fatto. Non ho avuto né il tempo né la faccia tosta di porle quando si è aperto uno spazio di confronto con il pubblico. Allora provo a scriverle qui.

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“Sistemi narrativi aperti”. Un articolo su «L’Indice»

Ringrazio L’Indice dei libri del mese per l’invito a ragionare su “scritture del sé e narrazioni storico-biografiche”. È una serie che ha già ospitato l’intervento di Giulia Caminito, e altri seguiranno. L’articolo è uscito sul numero 1 di gennaio fresco di stampa, e sul sito dell’Indice in consultazione senza lucchetto.

La Resistenza a Roma. Vivere per raccontarla

Un mio incompleto percorso nella letteratura e memorialistica della Resistenza romana.

“Perché si racconta una storia? Forse per poterla capire. La scrittura narrativa parte spesso da quel bisogno lì. Comprendere cosa è successo mentre lo si racconta. Comprenderlo grazie al racconto. Ma ci sono storie e storie. Alcune sono talmente esemplari, feroci, stupefacenti e memorabili che non le si capirà mai fino in fondo, né le si vorrà dimenticare. Allora il racconto dovrà essere trasmesso di voce in voce, di scrittura in scrittura, di generazione in generazione.

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Una laurea per Estela Carlotto

Oggi Estela Carlotto, presidente dell’Associazione delle “Abuelas de Plaza de Mayo”, ha ricevuto la Laurea Honoris Causa in Lingue e letterature per la didattica e la traduzione all’Università degli Studi Roma Tre. Qui sorride al termine di una Lectio Magistralis commovente e applauditissima. “Non chiamateci eroine. Non lo eravamo. Eravamo madri e nonne” che cercavano verità e giustizia per le figlie e i figli desaparecidos e per i nipoti “rubati”, ha detto. E ha promesso, 93 anni d’età, che la sua battaglia della memoria, e per verità e giustizia, prosegue. Anche nell’ostile regime di Milei. Del resto una donna che ha affrontato Videla come potrebbe avere paura di Milei? È stata una mattinata indimenticabile, ed è anche motivo di orgoglio che un ateneo italiano, romano, l’abbia resa possibile.