Una lettera dall’Argentina

Ricevo e condivido una mail del professor Guillermo Viera dell’Universidad Nacional de Jujuy (Argentina):

«Gentile Orecchio, nel felicitarmi con lei per le buone recensioni ottenute da Città distrutte, e per gli importanti premi Mondello e Napoli, le suggerisco, qualora il più vasto pubblico italiano non si convincesse ancora ad assaggiare il suo libro, di puntare sugli argomenti che seguono:

1) E’ a buon mercato (15 euro non mi sembra una cifra esorbitante, sebbene voi italiani siate in crisi).

2) E’ conciso (di questi tempi 240 pagine sono la giusta dimensione per un libro: né troppo lungo, né troppo corto).

3) E’ in 3D (mi raccomando, insista sul fatto che non occorrono lenti speciali).

Resto in attesa di sue notizie,
Con affetto, G.V.»

Tarcisio Tarquini su Città distrutte

Rendiamociconto 16 giugno 2012
Tarcisio Tarquini, Su “Città distrutte” di Davide Orecchio

Che Davide Orecchio abbia scritto un gran libro e che, perciò, il premio Mondello conferito a Città distrutte (Gaffi editore) sia stato più che giustamente assegnato non sono certo io il primo a dirlo, anche se ci tengo a rivendicare pubblicamente il merito (tutto privato, naturalmente) di aver seguito la gestazione di questi racconti e, per quanto è potuto valere, di aver incoraggiato l’autore di fronte ai dubbi che sempre spuntano a un certo punto della fatica e perciò una rassicurazione può placare l’ansia, il timore di non essere pari alla prova.

Della scrittura di Città distrutte oggi si è letto sui giornali, e ascoltato dalla bocca dei prestigiosi studiosi e scrittori e scrittrici che ne hanno scritto e parlato, che (vado a memoria e se gli aggettivi non sono proprio questi, il senso lo è) è splendida, rozza e raffinata insieme, originalissima, anacronistica eppure nuovissima, e così via. Eppure è proprio questa scrittura che sta alla base della difficoltà che il libro ha incontrato nel trovare una casa editrice disposta a rischiare su di esso. Non è un caso che a riscattare questa vicenda critica dai suoi vistosi errori di supponenza e ottusità sia arrivato, alla fine, in qualità di uno dei tre giurati che hanno deciso l’assegnazione del Premio Mondello, uno scrittore come Emanuele Trevi che molto ha spiegato (nel suo Qualcosa di scritto, con merito finalista del Premio Strega) su come si confezionino i romanzi e i casi letterari nei nostri tempi, dominati dalla dittatura mercantile di editori che trovano nella spregiudicatezza semplificatrice delle loro redazioni i creatori della sola koinè che viene ammessa all’onore della pubblicazione e distribuzione nei circuiti maggiori. Continua a leggere “Tarcisio Tarquini su Città distrutte”