Una mail da un lettore

Domenica mattina ho trovato in posta elettronica questa lettera. La invia un lettore che mi aveva già scritto a suo tempo su Città distrutte. L’ho ringraziato e gli ho chiesto il permesso di pubblicarla, omettendo il suo nome e dove risiede.

«Buongiorno Davide. Forse si ricorda di me, le scrivo da…, mi complimentai con lei per il fantastico “Città distrutte“, libro che mi è entrato nel cuore – ma forse è meglio dire nella carne – e che ad ogni lettura, anche casuale, anche di singole frasi, mi regala vertigini. Ora ho letto di questo suo nuovo “Stati di grazia“, e non sto più nella pelle. Partiamo bene, già mi piace la copertina. Già mi piacciono le foto. Già mi piace la struttura labirintica della presentazione che ne fa – oh, croce e delizia dei collegamenti ipertestuali! sempre con la sensazione di non aver letto tutto, che qualcosa sia sfuggito, una foto, una frase, un commento. Leggere le sue pagine è un po’ come partecipare ad una caccia al tesoro – impareggiabile. Le auguro di cuore che il libro venga ben accolto».

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Caro fratello, da alcune settimane sono arrivato a Città del Messico

E’ trascorso qualche mese e inizia l’inverno quando Kauder già convinto di non interessare più a nessuno e potersi ferire nel suo solipsismo riceve una lettera per mano di un viaggiatore di passaggio.

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Viene da Georg e le preferirebbe rogne o torture ma deve leggerla e lo fa con nausea:

Ho ritrovato l’eleganza e l’unicità dei palazzi di Torino e Milano insieme alla raffinatezza dei quartieri parigini e berlinesi

«Caro fratello, da alcune settimane sono arrivato a Città del Messico e già posso affermare che nessuna capitale europea è tanto bella. Se vedessi questi luoghi te ne innamoreresti quanto me; c’è in loro qualcosa di esotico e domestico insieme. Ho ritrovato l’eleganza e l’unicità dei palazzi di Torino e Milano insieme alla raffinatezza dei quartieri parigini e berlinesi. Le strade sono rettilinee e ampie, e ciascuna procede o da est verso ovest oppure da nord verso sud. Su ogni lato gradevoli marciapiedi di pietra da costruzione, opera del conte di Revillagigedo, autore di numerosi restauri a México dei quali la cittadinanza gli è ancora grata. Fu lui, ad esempio, a ordinare il rinnovamento della Piazza Grande da cui sono appena tornato ora che mi accingo a scriverti.

Immagina che un tempo questa piazza era gremita di capanne di indigeni e banchi dove la gente comprava frutta e verdure. Non c’è descrizione che possa far rivivere lo sporco e il subbuglio di un luogo che adesso, invece, si mostra perfettamente in ordine. Sulla piazza affacciano la cattedrale, costruita con pietre rettangolari e munita di due belle torri ornate di statue, e il palazzo del viceré. Alcuni anni fa il conte di Revillagigedo ordinò la ricostruzione del lastrico così da ottenere spazio per una delle scale che salgono alla cattedrale: fu in quell’occasione che vennero alla luce due enormi sculture di pietra indigene.

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Thank you #flep2013

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Grazie agli scrittori di TerraNullius che mi hanno invitato al #flep2013. È stato un onore e un piacere. Mi sembra che la serata sia andata bene. Grazie agli amici vecchi e nuovi che sono passati. E grazie a Serena Casini e Leonardo Oblique Luccone per i tweet e le citazioni! Adesso per tirarmi su leggo qualche pagina vitale di Mark Twain. Devo confessare che le storie di Città distrutte per me sono un Ovosodo triste. Non vanno né su né giù. Per sempre. Quindi viva Mark Twain!