Andrea Tarabbia, L’Indice, su Stati di grazia

Sull’Indice dei libri del mese di maggio 2014, Andrea Tarabbia recensisce Stati di grazia.

«Le sei “biografie infedeli” che componevano Città distrutte, il libro con cui Davide Orecchio aveva esordito due anni fa, avevano fatto capire che era nato in Italia uno scrittore dalla voce originale e potente: quella splendida raccolta di racconti era valsa a Orecchio qualche premio prestigioso (Mondello, SuperMondello e Volponi), il plauso pressoché unanime della critica e un senso d’attesa nei lettori per il prossimo libro. Sotto il magistero di Borges e W.G. Sebald, in Città distrutte si raccontavano le vite immaginate di sei personaggi messi di fronte ai grandi snodi della Storia del Novecento: erano storie di esili, povertà ed emigrazione che si intrecciavano con i momenti e i luoghi capitali del secolo breve come il fascismo, l’Unione Sovietica, l’Argentina dei desaparecidos. Basato su fonti d’archivio – e dunque figlio di un grande lavoro di documentazione – il libro letteralmente inventava delle vite paradigmatiche e le faceva raccontare da un autore che si fingeva il loro biografo. Questo bellissimo Stati di grazia, l’atteso secondo libro e in qualche modo la “prova del fuoco” per Davide Orecchio, ricalca in parte questo principio, anche se lo amplia e, nella forma, spesso lo stravolge…»

La recensione completa si può leggere sul sito di Andrea Tarabbia (che ringrazio, perché è bravissimo ed è una gioia leggerlo, sempre). Continua a leggere “Andrea Tarabbia, L’Indice, su Stati di grazia”

Angelo Ferracuti, Alias/il Manifesto, su Stati di grazia

Su Alias del 27 aprile Angelo Ferracuti dedica a Stati di grazia un articolo bello e (per me molto) importante:

alias

«… Quello che col­pi­sce in que­sto libro, oltre al com­plesso mon­tag­gio dei materiali nar­ra­tivi, la cui appen­dice rende merito di una biblio­gra­fia pre­sunta, riguarda i molti regi­stri e varia­zioni tim­bri­che, una visione corale polifonica.

La lin­gua è molto ela­bo­rata, frutto di un lavoro, di una ricerca let­te­ra­ria assai rari negli scrit­tori della gene­ra­zione di Orec­chio: sem­pre densa, ricca, piena di sim­boli, ma anche corporale, sen­so­riale, fatta di odori e sapori…»

QUI LA RECENSIONE COMPLETA (spoiler) Continua a leggere “Angelo Ferracuti, Alias/il Manifesto, su Stati di grazia”

Mario Sammarone, su La Città Quotidiano, recensisce Stati di grazia

Su La Città Quotidiano è uscita una recensione molto bella di Stati di grazia. La firma Mario Sammarone. Qui riporto l’incipit:

Non si deve perdere neppure una parola di questo romanzo dalla struttura densa, possente, molteplice, fatto di pagine da sorbire una ad una e che creano, ciascuna, mondi di significati e profondità di senso. Stile ed anima vanno insieme in questo testo che riverbera da ogni piega rimandi di significato come in un gioco di specchi. Siamo dalle parti della poesia: è questa la prima impressione che si prova leggendo “Stati di grazia” (Il Saggiatore), il romanzo di Davide Orecchio.

Dunque, lo stile: a volte telegrafico, a volte sovraccarico, barocco nelle enunciazioni, fulminante nel lessico, ma sempre suggestivo ed evocativo. L’autore romano inventa una lingua piena di “sicilianità” con termini dialettali che incantano nella loro loro arcaica genuinità. È una scrittura accorata, responsabile, partecipe, ma con una componente cruciale, l’onestà. Perché non è furba, né opportunista, ma ha una sua austera moralità, è rispettosa della storia che narra e vi entra dentro aprendo scorci di vita.

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