L’orologio russo, rosso, fermo della storia

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Nell’estate del 1990 andai a Berlino a studiare il tedesco e vedere cosa stava accadendo laggiù. Era la prima estate dopo il crollo del Muro, l’estate di Good Bye Lenin! Una domenica acquistai da un soldato russo, al mercatino della Porta di Brandeburgo, quest’orologio dal quadrante rosso che ora fotografo su uno sfondo rosso. I soldati dell’Armata Rossa vendevano di tutto, a Berlino, nell’estate del 1990. Quest’orologio dopo pochi giorni smise di funzionare. Si fermò. E io giù a elucubrare: “Lo vedi, è un simbolo. E’ la fine della storia”. Tutte stronzate. Era solo una patacca. La storia proseguì.

1989, nati due volte

Cade il Muro. Al minuto 2.07 gettano acqua su un uomo, sul Muro. Sono i VoPos, ma noi che guardiamo con le telecamere dell’Ovest non li vediamo. Getti anonimi. Così sembra che dall’abisso di Berlino Est Moby Dick spruzzi una rabbia non troppo convinta su quell’uomo. Gli altri intorno urlano come neonati. Urlano come partorienti. Si mettono al mondo da sé, dunque urlano due volte, in quanto madri e in quanto figli.

Rudi K., padrone di casa a Berlino

Agosto 1990, Berlino.

Rudi K. è il mio padrone di casa, mi ha affittato una stanza e io quando posso converso con lui.

Rudi K. è alto, biondo, ha circa 40 anni ed è scappato dall’Est prima che buttassero giù il Muro. È scappato quando a scappare rischiavi la vita. È scappato dalla dittatura, da Honecker, dai cosmonauti, dallo studio del russo, dal socialismo reale e da una moglie ancor più reale.

Rudi K. vive a Neukölln, quartiere di operai e immigrati.

Rudi K. ha un figlio che adesso sta in vacanza. E nel letto del figlio ci dormo io.

Rudi K. non ha più una moglie, ma ha un fidanzato. Un ragazzo greco che vive con lui, e col figlio e quest’agosto con me. Un ragazzo magro, basso e dai riccioli neri. Il ragazzo di Rudi K., profugo dell’Est, uomo in fuga da Honecker.

Rudi K. ama la cucina macrobiotica, coltiva una pianta di marijuana in soggiorno, il venerdì sera va al pub a bere, tiene in bagno un mucchio di riviste gay e parla poco.

A parte le birre del venerdì sera e i capelli biondi, Rudi K. non corrisponde alla mia idea di “uomo germanico”.

Dove sono i salsicciotti e la senape nel frigo di Rudi? Dove sono i crauti e il muessli?

Rudi K. ha messo il mondo alla rovescia. Non ha più il comunismo. Non ha più una donna ma un uomo. Mangia cibo esotico. Rudi K. è libero.

Rudi K. mi fa paura: assomiglia a Rutger Hauer, parla poco e ha uno sguardo di ghiaccio. Lo so, è un luogo comune, ma lo sguardo di Rudi è davvero di ghiaccio.

Un giorno torno da una passeggiata nell’Est e dico a Rudi che i palazzoni di Karl-Marx-Allee non sono mica male. Mica male quest’edilizia realsocialista! E Rudi mi fa uno dei suoi sguardi laser e dice: Continua a leggere “Rudi K., padrone di casa a Berlino”

Potsdamer Platz, the Platz to die

Foto di Davide Orecchio

“Berlino – recita il motto – è un cantiere a cielo aperto. Vacci e troverai sempre una gru.” Per circondare di polpa queste parole che sembrano frasi fatte o lette su una rivista, mi trovo costretto a ricorrere all’ingannevole strumento del ricordo personale. E pesco due immagini di uno stesso luogo nel corso del tempo, a Berlino:

Potsdamer Platz, un giorno d’agosto del 1990.
Un giorno d’agosto del 1997, a Potsdamer Platz.

Un Berlinwunder: a metterle una accanto all’altra su di un tavolo senza sapere che rappresentano lo stesso luogo ma in tempi diversi, si potrebbe pensare che solo una è stata percepita sulla Terra, mentre quella che segue appartiene ad altri pianeti.  Continua a leggere “Potsdamer Platz, the Platz to die”